Lo storico Parlato: su Claretta troppi misteri. Ecco la versione più plausibile

La battuta di Gene Gnocchi su Claretta Petacci ha scatenato molta indignazione, ma non sono mancati i difensori del comico i quali oltre a invocare la libertà di satira hanno puntato l’indice contro l’amante di Mussolini considerandola complice delle nefandezze del regime. Meglio allora interpellare gli storici, per ribadire ancora una volta che Clara Petacci era innocente e non meritava di essere uccisa e che lo scempio del suo cadavere appartiene alle vergogne ingiustificabili su cui è fondata l’attuale repubblica. Giuseppe Parlato, che ha curato nel 2011 l’edizione delle lettere di Benito Mussolini a Claretta (A Clara, Electa-Mondadori), definisce la Petacci una delle donne più importanti del Duce. La sua tragica fine, accanto all’uomo di cui era innamorata, la inserisce a pieno titolo nella categoria delle vittime innocenti cui si devono rispetto e pietas. Lo sapeva bene Rachele Guidi Mussolini la quale in molte interviste ribadì che la sera pregava sempre per il suo Benito ma dedicava una preghiera anche a Claretta.

Claretta Pettacci era un’amante complice e avida di potere o un’amante disinteressata?

Sappiamo che Mussolini ha avuto molte donne, e lei è sicuramente una delle più importanti per gli storici. Ebbe donne che hanno avuto un’influenza politica, come Angelica Balabanoff e come Margherita Sarfatti  e poi ci furono le relazioni sentimentali. Claretta rientrava tra queste ultime, il suo peso politico fu ininfluente.

Perché tra tante donne avute Mussolini finì i suoi giorni proprio accanto a Claretta?

Tra i due c’era una forte differenza di età. Il Mussolini che si invaghisce di lei è un uomo al vertice della fama internazionale. Arriva Claretta e resterà fino alla fine ma ce ne saranno anche altre. Mussolini ebbe una lunga relazione anche con Angela Cucciati, dalla quale ebbe una figlia, Elena Curti, che  viaggiava con lui sull’autoblindo quando venne arrestato. Claretta è stata così importante perché lo ha sostenuto negli anni in cui il Duce era psicologicamente più fragile, dopo il 25 luglio 1943. Il periodo in cui scrive di sentirsi per tre quarti defunto. Il periodo in cui è depresso. Lei gli scrive anche sei lettere al giorno. E’ una presenza costante. Della quale Mussolini ha bisogno ma dalla quale a volte è anche infastidito. Quanto a Claretta, a lei interessa prima l’uomo e poi il capo politico.

Claretta poteva salvarsi?

A Milano c’era un aereo pronto per portare la famiglia Petacci in Spagna. Se lei fosse stata solo un’amante avida di potere avrebbe preso quell’aereo, tanto più che anche Mussolini desiderava per lei questa soluzione. Ma Claretta, nonostante le forti pressioni anche della famiglia, si rifiuta e allora il fratello Marcello decide di assecondarla. Lei è in auto con Marcello e la famiglia di lui quando Mussolini viene arrestato. Il fratello della Petacci, personaggio poco limpido e che aveva ricevuto vantaggi dal regime,  sarà anch’egli ucciso dai partigiani.

Mussolini non l’aveva dunque voluta accanto…

Mussolini aveva altre cose a cui pensare. Come ha dimostrato Fabio Andriola il Duce in quelle ore non stava cercando di fuggire in Svizzera ma era intenzionato a trovare un accordo politico con gli emissari del Regno del Sud per salvare i fascisti che lo avevano seguito, in cambio avrebbe consegnato loro documenti che potevano interessare gli alleati. Quando l’ipotesi sfumò Mussolini capì che doveva seguire il suo destino. E Claretta lo raggiunge di sua iniziativa.

Le ultime ore del capo del fascismo sono controverse e non esiste un’unica versione. Qual è la più plausibile secondo lei?

E’ certo che Mussolini venne portato a Giulino di Mezzegra assieme a Claretta. I due a villa De Maria trascorrono la prima e unica notte insieme, quella tra il 27 e il 28 aprile 1945,  e possiamo immaginare con quale tensione. La versione dei partigiani è che solo Mussolini doveva essere fucilato il giorno 28 davanti al cancello di villa Belmonte ma lei si sarebbe frapposta tra la raffica e il corpo del Duce per proteggerlo. Poi c’è la cosiddetta pista inglese – seguita da Giorgio Pisanò e Luciano Garibaldi – secondo la quale un agente dei servizi inglesi avrebbe ucciso  Mussolini nella notte tra il 27 e il 28 aprile e di conseguenza anche Clara che era stata testimone. A mio avviso l’ipotesi più plausibile è quella fatta dal medico legale Aldo Alessiani e riassunta in una memoria.

E quale ipotesi sarebbe?

Alessiani esaminò le foto dei cadaveri a piazzale Loreto e poi quelle precedenti l’autopsia. Ne ha dedotto dallo stato dei corpi che Mussolini e la Petacci furono uccisi la notte tra il 27 e il 28 e non il pomeriggio del 28 aprile 1945. Ancora, sostiene che Claretta abbia subìto violenza o un tentativo di violenza da parte dei partigiani che erano di guardia a villa De Maria e che Mussolini sia rimasto ucciso nel tentativo di difenderla. I colpi mortali sul suo cadavere infatti non sarebbero quelli di un uomo fucilato e colpito mentre era in piedi, ma quelli di un uomo a terra, presumibilmente secondo Alessiani dopo una colluttazione. A conferma della sua ipotesi questo medico citava il fatto che non venne eseguita l’autopsia sul corpo di Claretta, proprio per non far emergere particolari scomodi per l’immagine dei partigiani.

Infine, vuole commentare l’uscita di Gene Gnocchi?

Una volgarità senza fine. Se fosse stata una battuta fatta da destra sarebbe stata giustamente stigmatizzata. Siccome proviene da sinistra si invoca la libertà di satira. Qualcosa non torna. Ma al di là delle strumentalizzazioni da campagna elettorale, il livello toccato con quella battuta è molto basso.