Liste, Renzi fa tutto da solo. Insorge la minoranza: «Finto rinnovamento»

Matteo Renzi chiama banco e chiude il dossier candidature con un voto in direzione arrivato nottetempo (le 4 del mattino) e, per di più, con la minoranza che decideva di non partecipare ad estrema testimonianza di un dissenso radicale che solo le convenienze dettate dalla campagna elettorale ha consigliato di non rendere addirittura clamoroso. Un solo voto contrario e 117 favorevoli. «Una delle esperienze peggiori e più devastanti dal punto di vista personale», ha dovuto ammettere lo stesso Renzi al termine di un ping-pong di voci e di riunioni convocate e annullate per tutta la giornata di venerdì. Un travaglio infinito per un parto difficile, che alla fine scontenta gran parte della nomenclatura interna.

Renzi ammette: «Esperienza devastante»

Lo confermano le lamentele dei capi bastone: «Dopo ore di attesa e una successione di rinvii – hanno spiegato nella notte Andrea Orlando, Michele Emiliano e Gianni Cuperlo – non abbiamo ricevuto alcun elenco e informazioni di merito sulla proposta». Alla fine è toccato al vicesegretario Lorenzo Guerini comunicare l’elenco dei candidati principali: Renzi, ovviamente, che oltre al collegio senatoriale di Firenze, correrà in Campania e Umbria; il premier Gentiloni sarà in campo a Roma nel collegio e nei listini nelle Marche e in Sicilia. La Boschi, come da programma, è stata dirottata nel blindato collegio di Bolzano a dispetto delle proteste dei dirigenti locali e degli alleati della Svp. Tra le new entry, il portavoce del premier Filippo Sensi, Lucia Annibali (a Parma), Tommaso Nannicini e Giuliano da Empoli.

La minoranza diserta la Direzione in segno di protesta

Il dado è tratto, quindi, ma non si placano le polemiche. La più dura è quella innescata da un tweet del ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, uno dei volti e dei nomi con cui Renzi cercherà di attrarre consensi dai settori più moderati dell’opinione pubblica. «Qual è – vi si legge – il senso di non candidare gente seria e preparata, protagonista di tante battaglie importanti come De Vincenti, Nesi, Rughetti, Tinagli, Realacci, Manconi? Spero che nelle prossime ore ci sia un ravvedimento operoso. Farsi del male da soli sarebbe incomprensibile». A contestare il presunto rinnovamento di Renzi è anche il ministro Orlando: «I fatti – ha detto – stanno in un’altra direzione. Tra i nomi che avevamo proposto c’erano giovani ricercatori. Se il tema era scegliere tra le nostre proposte e i giovani c’erano tutte le possibilità di farlo».