Liste Pd, Calenda guida la rivolta: «Incomprensibile farsi male da soli»

Il D-Day del Pd comincia di primissimo mattino con un tweet del ministro Carlo Calenda che annuncia tempesta: «Qual è il senso di non candidare gente seria e preparata, protagonista di tante battaglie importanti come De Vincenti, Nesi, Rughetti, Tinagli, Realacci, Manconi? Spero che nelle prossime ore ci sia un ravvedimento operoso. Farsi del male da soli sarebbe incomprensibile». A quell’ora Renzi e la fazione del Pd che gli è fedele sono ancora mezzi intontiti dalla lunga maratona in direzione nazionale.

Il tweet di Calenda: «Esclusa gente seria»

Una riunione che nelle intenzioni del leader doveva conferire una parvenza di “legalità” statutaria al mezzo golpe sulle candidature da lui compiuto con la complicità del cosiddetto “giglio magico” e che invece si è risolta nell’ennesimo autogol con la minoranza che diserta in segno di protesta. Alla fine si conterà un solo voto contrario. 117 quelli a favore. I giochi sono fatti: rien ne va plus. E a nulla vale l’appello di Calenda al «ravvedimento operoso» per riaprire le liste. L’aria è pesante, come le sforbiciate alle liste dei capataz delle correnti interne, i vari Orlando, Franceschini, Emiliano e via elencando. Che non vi fosse trippa per gatti lo si era capito sin da quando i sondaggi hanno cominciato a immortalare il segno “meno” sulle percentuali del partito. Degli attuali 378 parlamentari, ne rientreranno sì e no appena 200. E Renzi ha un gran bisogno di fedelissimi in vista di un dopo che per lui si annuncia tanto ignoto quanto insidioso.

Il ministro pensa al dopo-elezioni

Resta semmai da capire se il tweet di Calenda è il classico cappello sulla sedia, un modo per prenotare un posto in squadra in vista della partita decisiva, la cui posta in palio è proprio quel dopo che agita i sogni di Renzi. Calenda è uno di quelli che il leader del Pd teme di più dal momento che è uno dei più accreditati – insieme a Gentiloni – a ricucire la trama di un patto di governo dopo i veleni elettorali. Finora, si è segnalato solo per la sua attività di ministro. Ora quel tempestoso tweet vergato di primissimo mattino lo catapulta nella cucina del partito. Del resto, solo quel che si cuoce lì, diceva De Gaulle, è destinato a diventare politica.