Liberi e uguali, ma rissosi. Le liste dei garantiti fanno infuriare la base

Una gigantesca rissa. Un malumore della base che potrebbe diventare deflagrante. E c’è chi scrive, come Huffington Post, che in Liberi e Uguali siamo già al big bang finale. Tutta colpa dei seggi blindati, dei territori ignorati, delle speranze già deluse di chi preferisce fare un passo indietro, come il medico di Lampedusa Pietro Bartolo, che rinuncia alla candidatura. “A Bartolo – chiosa Huffington Post – era stato offerto il collegio di Pavia, incerto, in quella Lombardia diventata la Mecca dei paracadutati. Nei due collegi affianco, più sicuri, dietro Laura Boldrini, c’è Alessio Pasquini, il portavoce, collaboratore, assistente di Grasso che lo considera come un “figlio” a cui dare un lavoro”. Pippo Civati alza la voce e annuncia che se si continua con questo registro lui molla tutto, ma il vero problema, commenta La Stampa, “è che per far spazio a Laura Boldrini a Milano lui è stato dirottato a Brescia, dove Leu rischia di non prendere seggi”.  Un problema generale, visto che su 80 uscenti che fanno capo al neopartito di Grasso solo la metà potrà rientrare. E non è solo il caso Boldrini a far discutere, ma anche quello di Anna Falcone, che fino a poche settimane fa chiedeva dal palco del Brancaccio “candidati scelti dai territori con metodo democratico” e che ora si è aggiudicata un collegio sicuro.

La fine delle illusioni coltivate alla nascita di Liberi e Uguali viene certificata in un post di Peppino Caldarola: “Siamo all’implosione. Ma non è l’implosione dovuta allo scontro di una componente contro l’altra. È una implosione di fondo di un ceto politico che mira all’autosopravvivenza, non preventivando alcuna capacità di sopravvivere socialmente se non con la politica. Senza alcuna diversità rispetto al partito di Renzi e di Berlusconi”.

Di terremoto per le liste scrive anche Il Fatto, riportando l’appello del deputato sardo Michele Piras: “Rivolgo un estremo appello a Pietro Grasso e ai gruppi dirigenti di LeU affinché si ponga immediato rimedio a quanto sta accadendo in tante realtà regionali, compresa la mia, sulla formazione delle liste, i territori sono in rivolta in tutto il Paese. Sia chiaro che così si rompe tutto”.

In pratica è accaduto che tutti i big hanno parecchi collegi plurinominali. In Sicilia, dove è stato catapultato Guglielmo Epifani, si è svolta una assemblea che ha messo nero su bianco il disappunto dei militanti: “Il coordinamento regionale non si riconosce nei metodi che negano i principi fondanti di trasparenza e di rappresentatività di Leu, mortificano larga parte dei territori e deprimono le importanti energie positive presenti in tutte le province siciliane”. Il problema di Liberi e Uguali, tira le somme ancora Peppino Caldarola, “è che si sta insinuando in molti suoi militanti un dubbio: non si sa se questo partito alla fine del prossimo marzo ci sarà ancora. Per questo la formazione delle liste avrebbe dovuto essere gestita con maggiore apertura”.