Lavoro, il centrodestra ha un piano per creare due milioni di posti. Ecco come

giovedì 11 gennaio 12:02 - di Redazione

Il Jobs Act? Sarà sicuramente rivisto, modificato, de-precarizzato, garantisce Silvio Berlusconi. Ma il centrodestra ha un super piano da due milioni di posti di lavoro da mettere sul tavolo delle prossime elezioni Politiche, con una serie di misure che vanno dalla defiscalizzazione agli incentivi per le assunzioni. E non solo per i precari, come da legge precedente. Del pacchetto “lavoro” a cui sta lavorando la coalizione di centrodestra dà alcune anticipazioni Il Giornale, con un articolo in prima pagina nel quale si annuncia che “il centrodestra si presenterà al voto con un programma concordato da tutti i partiti della coalizione. Il lavoro è uno dei cardini della proposta che Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Noi con l’Italia faranno agli elettori. Al tavolo sul programma di ieri Forza Italia si è presentata con una bozza dettagliata che ha fatto da canovaccio”.

L’obiettivo è di creare due milioni di nuovi posti di lavoro entro la legislatura. Con alcuni cardini: più spazio alla contrattazione decentrata, aziendale e personale, meno alla legge, salari agganciati al reddito, valorizzazione delle imprese, la valorizzazione di giovani e donne lavoratrici, ritorno ad alcune forme di contratto della legge Biagi “cassate” per le pressioni della Cgil.

“Forza Italia propone nessuna tassa e zero contributi per chi assume under 35. Incentivi che durano sei anni. È a questa parte – scrive Il Giornale – della proposta elettorale che si è riferito Berlusconi quando ha parlato di superamento della riforma di Renzi. Su questo punto fino a ieri il tavolo del centrodestra non ha chiuso. Per la Lega la decontribuzione è superata dalla flat tax, che il partito di Salvini vuole al 15%. Con un’aliquota così bassa non ci sarebbe bisogno di un provvedimento ad hoc sulle assunzioni.  Forza Italia punta anche a un piano del talento, per sviluppare sinergie tra università e aziende. Poi sostegni alle start up innovative. Per le lavoratrici, incentivi strutturali e nuove protezioni per la maternità, oltre a misure per conciliare lavoro e vita familiare. C’è attesa anche per le misure previdenziali che potrebbero interessare le donne. L’abolizione della Fornero potrebbe passare per forme di flessibilità in uscita”.

Commenti

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  • andrea 12 gennaio 2018

    ma mai che si pensi anche a chi ha passato i 35 o 40? piuttosto che la legge Biagi vediamo dii dare una strizzatina alle interinali …

  • Martha Giarratana 12 gennaio 2018

    Più tardi si va in pensione e meno posti di lavoro ci saranno… e le pensioni non possono essere minori di 1500 Euro netti al mese per due persone, in più anziane, le quali spendono in medicine e cure mediche … non parliamo poi di quelli che come me, fanno i turnisti in fabbrica o gli infermieri, dottori, polizia, carabinieri ecc.,

  • Vier 12 gennaio 2018

    Non sarebbe ora di smettere con ‘sta c*****? Chi sa lavorare bene, sta lavorando. Bisogna avere il pelo di dire alle mezze calzette che devono migliorarsi; allo stesso tempo segare le “cosiddette aziende” che sfruttano le situazioni di necessità, mantenendole, dei galoppini. Infine, condizione fondamentale, uno stato meno sprecone ed imbroglione con 30% di politici al 30% di stipendi, via tutti i vitalizi immediatamente, oppure rimborso dei danni procurati, galere che funzionino anche per cosiddette eccellenze. Se la legge fosse uguale per tutti…

  • NOEURO 12 gennaio 2018

    Senza investimenti dello Stato, garantiti dall’emissione di titoli governativi ( lo Stato si indebita con se stesso ), in scuole ospedali strade ponti e soprattutto messa in sicurezza idro-geologica, senza questi investimenti (Keynes docet) una nazione non può ristabilire il benessere socio-economico che ha come base la piena occupazione……..gli investimenti privati, poi arrivano. Senza la piena sovranità politica, economica, e soprattutto monetaria non puoi partire nulla……….vedremo.

  • avv. alessandro ballicu 11 gennaio 2018

    tutti palliativi le riforme serie per una rinascita dell’italia sono:uscita dall’europa e dalla nato, alleanza politico economica e militare con la russia, ingresso nell’unione euroasiatica,ripristino del esgreto bancario e libretti al portatore,condoni tombali fiscali, previdenziali ed edilizio,calmiere dei prezzi e delle tariffe, meno liberismo e più intervento dello stato in economia a tutela dei più deboli,nazionalizzazione di banche, assicurazioni,compagnie elettriche, telefoniche e petrolifere