L’Antitrust multa Poste: 20 milioni di euro, abuso di posizione dominante

Una multa salata, anzi salatissima, da pagare entro 90 giorni: 20 milioni di euro. Li dovrà pagare Poste, sanzionata dall’Autority Antitrust per abuso di posizione dominante nel mercato dei cosiddetti “invii multipli” di corrispondenza ordinaria, vale a dire quegli invii di estratti conto, avvisi di scadenza e bollette che i grandi clienti business come le banche, le assicurazioni e le compagnie telefoniche mandano ai propri clienti.

A finire sotto osservazione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, in particolare, «la strategia escludente, attuata sin dal 2014, da Poste Italiane a danno dei concorrenti, entrati in questo mercato a seguito della liberalizzazione dei servizi postali, è consistita nell’offrire ai propri clienti finali condizioni economiche e tecniche non replicabili dai concorrenti almeno altrettanto efficienti, i quali necessariamente devono ricorrere ai servizi di Poste Italiane per il recapito nelle zone rurali e meno densamente abitate del Paese, le cosiddette aree extraurbane, dove è presente solo Poste Italiane», spiegano dall’Antitrust.

Inoltre, sempre secondo l’Autority guidata dall’avvocato amministrativista Giovanni Pitruzzella, l’azienda di recapiti «ha implementato una strategia di recupero dei volumi di posta affidati alla concorrenza, ricorrendo a sconti e condizioni selettivi e fidelizzanti, tra l’altro, condizionando gli sconti praticati ai clienti finali all’affidamento esclusivo di tutti gli invii o di una parte sostanziale degli stessi».

L’istruttoria ha altresì accertato che la strategia anticoncorrenziale di Poste Italianeex-monopolista che ancora oggi detiene una consolidata posizione dominante sul mercato in questione – ha prodotto concreti effetti sulle dinamiche concorrenziali. Infatti, Poste Italiane è riuscita a recuperare numerosi clienti e ad aumentare ulteriormente la propria quota di mercato, a danno degli altri operatori postali attivi sul mercato.

Ora l’azienda di recapiti, controllata per il 35% per cento dalla Cassa Depositi e Prestiti, avrà sessanta giorni di tempo per presentare ricorso al Tar del Lazio avverso il provvedimento del Garante. L’azienda, dal canto suo, ha tentato di difendersi sostenendo di essere stata portata alla violazione proprio dalle regolamentazioni in materia dell’Anac e della stessa Agcom che, però, ha respinto al mittente la tesi.