La Fedeli impone lo smartphone a scuola “per 10 motivi”. Neanche uno valido…

L’hanno accolta con slogan e proteste, come avviene spesso quando il ministro della Pubblica Istruzione, Valeria Fedeli, si muove in giro per l’Italia. Una cinquantina di manifestanti si sono dati appuntamento fuori da Palazzo Re Enzo, a Bologna, per contestare la Fedeli, ospite della tre giorni “Futura” sulla scuola digitale. I manifestanti, che sventolavano le bandiere del sindacato Sgb, del sindacato Usb e di “Potere al Popolo”, hanno scandito alcuni slogan gridando “Fedeli Vattene via” e “Ma quale buona scuola, solo una bugia”, “Precariato crimine di Stato” e “Pd, ministro Fedeli, il nostro futuro lo decidiamo noi”. Di fatto, una resa dei conti tutta interna alla sinistra.

Il ministro che vuole lasciare il segno…

La Fedeli, a Bologna, ha però presentato un progetto che riguarda tutti, l’introduzione a scuola, come elemento didattico, dello smartphone, altrimenti detto cellulare. Un’operazione del tutto discutibile, anche secondo i professori, ma che lei ha accompagnato con decalogo, “che diventerà – ha detto a Bologna – un elemento che noi forniamo alle scuole sapendo che ogni scuola rimane nella sua autonomia e ogni insegnante nella sua libertà didattica di insegnamento”. «Noi regoliamo l’insieme dell’utilizzo dei device sotto la responsabilità, e quindi sotto anche la scelta, della scuola e del docente, in rapporto ai genitori, perché credo che alfabetizzare all’utilizzo dei device l’insieme della società, in questo caso nel rapporto tra scuola e famiglia, sia molto importante, mai abbandonarle», ha detto la ministra all’Istruzione Valeria Fedeli alla fiera di Bologna. «Il tema non è che entra il cellulare in classe, che entra lo smartphone, non è mai stato questo – precisa Fedeli -. Quello che c’era scritto nella circolare del 2007 rimane, come il ‘no’ a qualunque utilizzo individuale, non sotto la responsabilità del docente, nelle ore scolastiche. Questo è il tema. A scuola – conclude la ministra – ci sono già tantissimi device, il tema è regolarli. Questa è anche la condizione, non solo per dare gli strumenti, accompagnare nell’utilizzo del digitale, ma per educare a tempi e modalità di contenuto nell’utilizzo dei device».

Il decalogo della Fedeli sullo smartphone

Nel decalogo elaborato dal ministero si cerca di dare un senso all’uso del cellulare in classe, a dispetto di chi sostiene che distrarrà ancor di più dalle lezioni e dalla concentrazione gli studenti. Ecco i dieci, poco condivisibili, buoni motivi della Fedeli.
1-  Ogni novità comporta cambiamenti. Ogni cambiamento deve servire per migliorare l’apprendimento e il benessere delle studentesse e degli studenti e più in generale dell’intera comunità scolastica.

2-  I cambiamenti non vanno rifiutati, ma compresi e utilizzati per il raggiungimento dei propri scopi. Bisogna insegnare a usare bene e integrare nella didattica quotidiana i dispositivi, anche attraverso una loro regolamentazione. Proibire l’uso dei dispositivi a scuola non è la soluzione. A questo proposito ogni scuola adotta una Politica di Uso Accettabile (PUA) delle tecnologie digitali.

3 – La scuola promuove le condizioni strutturali per l’uso delle tecnologie digitali. Fornisce, per quanto possibile, i necessari servizi e l’indispensabile connettività, favorendo un uso responsabile dei dispositivi personali (BYOD). Le tecnologie digitali sono uno dei modi per sostenere il rinnovamento della scuola.

4 – La scuola accoglie e promuove lo sviluppo del digitale nella didattica. La presenza delle tecnologie digitali costituisce una sfida e un’opportunità per la didattica e per la cultura scolastica. Dirigenti e insegnanti attivi in questi campi sono il motore dell’innovazione. Occorre coinvolgere l’intera comunità scolastica anche attraverso la formazione e lo sviluppo professionale.

5 – I dispositivi devono essere un mezzo, non un fine. È la didattica che guida l’uso competente e responsabile dei dispositivi. Non basta sviluppare le abilità tecniche, ma occorre sostenere lo sviluppo di una capacità critica e creativa.

6 – L’uso dei dispositivi promuove l’autonomia delle studentesse e degli studenti. È in atto una graduale transizione verso situazioni di apprendimento che valorizzano lo spirito d’iniziativa e la responsabilità di studentesse e gli studenti. Bisogna sostenere un approccio consapevole al digitale nonché la capacità d’uso critico delle fonti di informazione, anche in vista di un apprendimento lungo tutto l’arco della vita.

7 – Il digitale nella didattica è una scelta: sta ai docenti introdurla e condurla in classe. L’uso dei dispositivi in aula, siano essi analogici o digitali, è promosso dai docenti, nei modi e nei tempi che ritengono più opportuni.

8 – Il digitale trasforma gli ambienti di apprendimento. Le possibilità di apprendere sono ampliate, sia per la frequentazione di ambienti digitali e condivisi, sia per l’accesso alle informazioni, e grazie alla connessione continua con la classe. Occorre regolamentare le modalità e i tempi dell’uso e del non uso, anche per imparare a riconoscere e a mantenere separate le dimensioni del privato e del pubblico.

9 – Rafforzare la comunità scolastica e l’alleanza educativa con le famiglie. È necessario che l’alleanza educativa tra scuola e famiglia si estenda alle questioni relative all’uso dei dispositivi personali. Le tecnologie digitali devono essere funzionali a questa collaborazione. Lo scopo condiviso è promuovere la crescita di cittadini autonomi e responsabili.

10 – Educare alla cittadinanza digitale è un dovere per la scuola. Formare i futuri cittadini della società della conoscenza significa educare alla partecipazione responsabile, all’uso critico delle tecnologie, alla consapevolezza e alla costruzione delle proprie competenze in un mondo sempre più connesso.