Isabella Rauti: «La mia storia è a destra, per questo scelgo FdI» (video)

Un mese fa il ritorno ufficiale sulla scena politica, come relatrice al congresso di Fratelli d’Italia. Ma Isabella Rauti in FdI c’è entrata «con convinzione nel dicembre 2012» e già al congresso del 2014 era stata delegata. Da allora è rimasta «in FdI con il cuore, con o senza  tessere», perché impegnata su un altro fronte: l’esercito, dove ha prestato servizio come ufficiale di complemento nella riserva selezionata, lavorando in una base Nato. Parte da qui, da questa «sospensione della militanza obbligata», la lunga intervista che Rauti ha rilasciato a Luca Telese, per La Verità. Un colloquio senza rete, nel quale Rauti ripercorre le tappe della sua vita di impegno politico, dalle sezioni del Msi, iniziate a frequentare quando era ancora una bambina, all’approdo a Fdi, passando per tutto quello che di politico e personale c’è stato nel mezzo, compreso il matrimonio con Gianni Alemanno.

Isabella Rauti: una vita per la politica, dal Msi a FdI

«Questa storia è così lunga e complessa che non si può riassumere con in una battuta. Produce una sofferenza autentica, vera, che non si estingue», sono le parole con cui Rauti ha commentato la separazione dal marito, aggiungendo solo che «ci siamo divisi politicamente dopo averlo fatto sul piano personale». È stata l’unica concessione veramente personale, mentre per il resto della conversazione con Telese Rauti si è concentrata sui temi della sua vita politica passata e attuale: la militanza iniziata di nascosto dalla madre, il senso di responsabilità avvertito di fronte al compito di arrotolare i manifesti, i congressi del Msi, la tentazione di lasciare il FdG per Terza posizione, il ruolo del padre, la sua grandezza di genitore, di quelli che «ti lasciano l’aria per crescere da soli», e di politico, che «non alzò un sopracciglio» per la sconfitta al congresso di Sorrento, che del “rivale” Almirante «stimava la sobrietà, che era anche la nostra» e che ispirò un modo di fare politica, il rautismo, il cui limite con il senno di poi è stato «essere stato in qualche modo profetico».

«Per essere di destra serve una storia di destra»

E ancora: la scelta di restare nel Msi dopo Fiuggi, il riconoscimento del merito di An di aver portato la destra al governo, la «pietà dei vinti» che oggi non fa parlare di Montecarlo. Poi l’ingresso in FdI, l’impossibilità di riconoscere in Salvini «un approdo», sebbene possa essere «un interlocutore e un potenziale alleato». Per Isabella Rauti, infatti, «per essere di destra bisogna avere una storia di destra, dire e fare cose di destra», mentre Salvini «viene dai comunisti padani». Quanto al presente, invece, il nodo che per Rauti non si può sciogliere, nonostante «abbiamo una serie di temi comuni» è la «questione nazionale», che considera irrisolta anche di fronte all’abolizione della parola Nord dal simbolo della Lega. Epperò, sottolinea Telese, «legge e ordine sono loro». «Per me la destra non è mai stata né quello, né Dio, Patria e famiglia», ha replicato Rauti, che invece alla Meloni riconosce tra l’altro di aver «difeso un’idea della politica contro l’orrore di queste leggi elettorali» e del Rosatellum in particolare, che «cambia il rapporto eletto-elettore» perché chi vota «non può scegliere, non può affidarsi» e «i politici diventano nominati, ostaggi, questuanti».