In Svizzera diventa reato bollire gli astici vivi. Gli chef elvetici protestano

Il Consiglio federale svizzero ha deciso che i decapodi, ordine di crostacei nel quale rientrano le aragoste e gli astici, dovranno essere storditi prima di venire uccisi. Non sarà pertanto più consentito immergerli nell’acqua bollente come è solito fare nella ristorazione. Quelli vivi andranno invece mantenuti in acqua e non potranno essere trasportati sul ghiaccio. Dal 1° marzo 2018, dunque, la tradizionale modalità di cottura sarà illegale perché considerata crudele. Sarà invece consentito ucciderli a martellate o mediante scossa elettrica. L’attenzione riservata ai crostacei come astici ed aragoste risiede nel sospetto che questi animali, abitualmente cotti in acqua bollente ancora vivi e coscienti, siano dotati di un sistema nervoso complesso; un fatto che sarebbe sufficiente a causare forti sofferenze con i tradizionali metodi di uccisione.

Gli chef svizzeri contro la norma sugli astici: “Li toglieremo dal menu”

«Sono condizioni ridicole, sarà impegnativo riorganizzare la cucina» afferma a Ticino On Line, Srecko Witschi, responsabile del Prime Steakhouse di Zurigo. Senza dirlo esplicitamente lascia intendere che si sia un business dietro la norma, Nicolas Toussaint dell’Auberge Hauterive nel Canton Neauchâtel: «Procurarsi il necessario per l’elettroshock rappresenta un oneroso investimento. Dovrò probabilmente togliere l’aragosta dalla carta». in Ticino, più pragmaticamente Lorenzo Albrici, chef della stellata Locanda Orico di Bellinzona, ritiene che «la misura spingerà qualcuno a stralciare la pietanza dal menù».

In Italia la Cassazione ha emesso una sentenza salva astici

In Italia, la svolta animalista ha già visto intervenire i nostri legislatori. Lo scorso giugno, la Cassazione italiana ha condannato il proprietario di un ristorante di Campi Bisenzio, dichiarando inammissibile il ricorso presentato dai suoi legali. Il ristoratore era stato era stato condannato per maltrattamento di astici e granchi, rinchiusi vivi dentro il frigo e con le chele legate, condizioni incompatibili con la loro natura. L’attuale normativa penale italiana vieta la detenzione di crostacei ancora vivi nel ghiaccio, considerandola maltrattamento di animali.