In migliaia al corteo silenzioso per i morti di Acca Larenzia (Video)

Tutto come allora: polizia e carabinieri in assetto antisommossa a presidiare le strade del quartiere Tuscolano, dove si trova la sezione di via Acca Larenzia, teatro del più orribile massacro terrorista che si possa immaginare, perché furono colpiti tre ragazzi che allora si affacciavano alla vita. Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni erano i loro nomi. Avevano tutti vent’anni e avranno per sempre vent’anni. Sembrava stasera di essere ritornati a quella sera: le stesse emozioni, lo stesso groppo alla gola, le stesse lacrime che ti escono senza che tu lo voglia. E anche le stesse persone che quarant’anni fa c’erano, che non hanno dimenticato e che sono voluti venire, nel corso di tutta la giornata, a portare il loro ricordo e un fiore sul luogo dell’eccidio. Ma c’era anche un valore aggiunto, prezioso, che ci dice che il sacrificio di Franco, Francesco e Stefano non è stato vano: c’erano migliaia di giovani, molti dei quali non erano neppure nati nel 1978, che hanno porto il loro silenzioso e composto omaggio non solo da Roma, non solo dall’Italia, ma da tutto il mondo, per la precisione da bel 17 nazioni diverse. Il corteo, partito da piazza Asti e giunto a via Acca Larenzia, è stato organizzato – in maniera mirabile – dai giovani di CasaPound, ma ad esso hanno partecipato tutti coloro che volevano ricordare i ragazzi innocenti uccisi per odio politico non dai terroristi rossi, che furono solo il braccio armato, ma da tutto un sistema malsano di pensare, da un’intolleranza che si era fatta quotidianità, dall’odio di chi non aveva il coraggio di confrontare le idee preferendo la soppressione fisica di chi non la pensava come loro: sono state le istituzioni “democratiche”, la repubblica antifascista, i grandi giornali di regime, gli intellettuali alternativi, tutta una classe dirigente che non solo non ha fermato la violenza delle estreme sinistre ma anzi l’ha fomentata e scatenata per potere rimanere al potere. Ma la comunità umana e politica che si nutriva e si nutre di fede e di ideali non si è mai fatta fermare, malgrado gli omicidi, i ferimenti, i massacri, gli arresti, le latitanze, le sezioni e le case e le auto bruciate, le aggressioni, l’emarginazione e l’ostracismo. E stasera erano tutti di nuovo qui, a testimoniare insieme che la comunità non sbanda, che la conunità va avanti, malgrado tutto e malgrado tutti. La strage di Acca Larenzia è il sigillo del fallimento delle istituzioni, di un sistema politico, di un sistema giudiziario. Ma è al contempo la vittoria storica di quegli italiani che a distanza di quarant’anni, quando tutto in questa Repubblica è stato dimenticato e sorpassato, ricorda i suoi fratelli e ricorda quello che accadde. E’ un’altra Italia, quella di serie B, perseguitata e criminalizzata dal 1945, minoritaria certo, ma che oggi dimostra cosa significa essere comunità, cosa significa essere fedeli a dei valori.

(La foto che illlustra l’articolo è un frame del video pubblicato da Repubblica tv. Il video del corteo è stato pubblicato su Youtube da Alessandro Guarasci)