La cena di Venezia da 1.100 euro? I ristoratori: «No alla gogna, chiarire i fatti»

No alla gogna mediatica per la categoria, anche perché «se una persona delinque saranno le autorità competenti a occuparsene». Il direttore generale della Federazione italiana dei pubblici esercizi (Fipe), Roberto Calugi, è intervenuto sul caso del conto da 1.100 euro che alcuni turisti giapponesi si sono visti recapitare al termine di una cena in un locale nel centro storico di Venezia. E lo ha fatto difendendo il settore della ristorazione, «il più trasparente che ci sia», ha sostenuto, sottolineando che «si fa presto a screditare una categoria, ma prima di emettere un giudizio bisogna conoscere come sono andati i fatti».

Sul caso di Venezia interviene la Fipe

«Stiamo collaborando anche con Tripadvisor per poter offrire al consumatore la massima trasparenza», ha spiegato ancora Calugi, ricordando che «è la stessa legge innanzitutto che impone al ristoratore di esporre i prezzi del menù, pertanto il consumatore ha la possibilità di decidere se entrare o no nel ristorante». «Inoltre – ha aggiunto – basta aprire internet per trovare migliaia di recensioni, l’80% infatti riguardano proprio la ristorazione». Detto ciò, comunque, il direttore generale della Fipe ha ammesso che «i comportamenti scorretti purtroppo ci sono in tutte le categorie, però ci sono norme a cui tutti i ristoratori si devono attenere e che i consumatori devono conoscere».

L’invito a capire se il conto sia davvero troppo salato

«Nel nostro settore ci sono persone che lavorano dalla mattina alla sera e prima di emettere un giudizio bisogna sempre conoscere bene i fatti», ha ribadito il rappresentante dei pubblici esercizi, sottolineando che «qualche tempo fa infatti sono dovuto intervenire in difesa di un ristoratore veneto criticato e attaccato per uno scontrino considerato troppo “salato” per scoprire che i clienti avevano consumato 3 kg di scampi, mazzancolle, aragoste ecc». «Bisogna smettere di essere provinciali: nessuno di noi si stupisce se quando va a Londra a mangiare pesce in pieno centro il conto è “salato”. Comunque – ha concluso Calugi – ogni provincia ha un’associazione, sono ben 110 a livello nazionale e se un ristoratore ha un comportamento scorretto non può più far parte dell’associazione».