I migranti fanno litigare Lega e Chiesa. Calderoli: «No alle ingerenze della Cei»

È sempre capitato e di sicuro questa campagna elettorale non farà eccezione. In tempi di urne, si sa, tutti si sentono in dovere di dire la propria. Anche la Chiesa, al cui interventismo dovremmo essere ormai abituati. Dovremmo, appunto. In realtà non è proprio così, e un prete che parla, un vescovo che ammonisce e persino il Papa che pontifica suscitano puntualmente clamore. Conseguenza forse del fatto che l’ascesa di Francesco al soglio di Pietro, se da un lato ha ridotto il ruolo da “persuasore occulto” della Cei, la Conferenza episcopale italiana, dall’altro ne ha moltiplicato gli interventi diretti finendo per far percepire sempre più larga la sponda vaticana del Tevere.

Mons. Bassetti (Cei): «Alcuni partiti soffiano sulle paure della gente»

Un interventismo che nel frattempo si è trasformata in ingerenza con l’acuirsi dell’emergenza migranti, rispetto alla quale i continui inviti all’accoglienza da parte delle autorità ecclesiastiche hanno fatto apparire del tutto trascurate o minimizzate le difficoltà e le paure degli italiani che si sentono minacciati nella loro identità, nel loro lavoro e nella loro sicurezza dalle continue ondate migratorie.  È notizia di queste ore la dichiarazione del capo della Cei, mons. Gualtiero Bassetti, intervenuto per fare le pulci alle proposte dei partiti, da lui accusati di propinare «ricette miracolistiche» e di «soffiare sulle paure della gente». Un intervento a gamba tesa di fronte al quale non sempre ci si riesce a mordersi la lingua.

Calderoli: «Da oggi non chiamo più Santo Padre il papa»

Di sicuro non vi è riuscito Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato in quota alla Lega: «Io sono credente e sono praticante – ha premesso – ma che la Cei, oggi con il suo capo, il cardinal Bassetti, critichi la politica accusando qualcuno di proporre dei miracoli mi sembra blasfemo visto che i miracoli li ha inventati proprio la Chiesa». Un’intemerata che Calderoli definisce un «appello», rivolto «non solo alla Cei ma anche a Papa Francesco che da oggi non chiamo più Santo Padre, perché deve finirla di sfinirci con le sue menate sugli immigrati».