Anche vestiti e scarpe sono diventati un lusso: in 10 anni spesa crollata del 25%

Crolla la spesa che le famiglie italiane dedicano a vestiti e scarpe (-24,8%), mentre s’impenna il costo dell’abitazione (+19,3%). Guardando la lista degli acquisti di 10 anni fa, e confrontandola con quella di oggi, si notano molti cambiamenti, avvenuti all’interno di un saldo rimasto quasi inalterato, che però ormai se ne va per la gran parte in spese necessarie. Oltre alla casa, infatti, sui bilanci pesa di più anche la salute e le famiglie spendono meno per altre voci: non solo abbigliamento, ma anche prodotti alimentari come carne e pesce.

Il budget delle famiglie non si rivaluta

I dati, contenuti nelle tabelle dell’Istat ed elaborati dall’Adnkronos, dicono che nel 2006 il budget medio mensile degli italiani era di 2461 euro, mentre nel 2016 è arrivato a 2524 euro, con un incremento di appena 63 euro (+2,6%). Se si va “Rivaluta”, il sito dell’Istat che calcola le rivalutazioni dei prezzi, dei costi e delle retribuzioni, si vede però che la cifra di 10 anni fa oggi dovrebbe corrispondere a 2867,07 euro, con un evidente perdita del potere d’acquisto delle famiglie. Un gap che viene scontato soprattutto dal settore dell’abbigliamento e delle calzature, i cui operatori da anni lamentano una forte crisi.

La salute costa di più

La divisione Istat sulle tendenze di spesa nelle due categorie principali (alimentare e non alimentare) mostra che ad essere penalizzato è stato il comparto alimentare, che ha visto ridurre la spesa mensile da 467 euro a 448 euro (-4,1%). Le uscite per i beni non alimentari sono invece passate da 1.994 euro a 2.076 euro, con un incremento del 4,1%. All’interno della macro area si registrano però delle eccezioni, come la quota che viene destinata per l’acquisto di vestiti e scarpe, che è passata da 157 euro a 118 euro. Si tratta di 39 euro in meno al mese, che corrisponde a un taglio annuale di 468 euro. In crescita la spesa per la salute, con la quota destinata ai servizi sanitari che passa da 86 euro a 114 euro, registrando un incremento del 32,6% nel decennio.

Si spende meno per l’istruzione e di più per lo svago

In forte calo, invece, le uscite destinate alla voce trasporti, che passano da 362 euro a 271 euro, con un calo del 25,1%. La quota già risicata, destinata all’istruzione, si riduce ulteriormente passando da 27 euro a 14 euro (-45,4%). Per il tempo libero e cultura le uscite nel 2006 erano pari a 111 euro e dieci anni dopo sono arrivate a 130 euro (+17,1%). Cambia anche la spesa delle famiglie italiane per prodotti alimentari, con la voce “frutta e verdura” che cresce da 84 euro a 102 euro (+21,4%) e quella “carne” che scende da 106 euro a 93 euro (-12,3%). Per latticini e uova le uscite arrivavano a 64 euro nel 2006 e sono scese a 58 euro nel 2016 (-9,4%); in calo anche la quota destinata ai prodotti ittici, che da 42 euro è arrivata a 36 euro (-14,3%).