Gentiloni in trappola: Renzi lo ha candidato in un collegio perdente

Si fa preso a dire errore o distrazione. La politica è arte troppo complessa e dalle conseguenze troppo pesanti per pensare di cavarsela adducendo a propria discolpa giustificazioni non dolose. A maggior ragione quando si tratta di candidature e quando il collegio da individuare è quello nel quale dovrà correre il presidente del Consiglio, nel nostro caso Paolo Gentiloni.

Gentiloni correrà a Lazio 1 dove è il centrodestra è a +10

Il quale correrà nel collegio Lazio 1. E qui sta casca l’asino. Già, perché, come ricorda La Stampa, qualcuno (leggi Renzi, che ha compilato le liste assistito dal solo “giglio magico“, cioè da solo) ha confuso Lazio-1 con il vecchio collegio senatoriale del centro storico della Capitale, uno dei pochissimi municipi dove il Pd alle ultime elezioni comunali, quelle vinte dalla grillina Virginia Raggi, era risultato il primo partito. In pratica, al premier in carica è stato assegnato il collegio sbagliato, anzi uno dei più difficili di Roma. Tutta colpa del Rosatellum (secondo indizio che porta a Renzi, che l’ha fortemente voluto) la geografia dei collegi sia cambiata e ora il collegio Lazio-1 contempla zone dove la destra è forte. Insomma i numeri del Pd non sono affatto buoni e Gentiloni rischia una clamorosa debacle: i sondaggi danno il centrodestra avanti addirittura di oltre 10 punti percentuali.

Ma c’è ancora qualche ora per riparare all’«errore»

Certo, non è la rielezione di Gentiloni ad essere in discussione dal momento che il premier guida il listino bloccato nelle Marche e in Sicilia. Ma vuoi mettere? A Renzi dispiacerebbe poi fino a un certo punto se «l’amico Paolo» dovesse rientrare a Montecitorio anziché dalla porta principale dell’elezione nel collegio uninominale da quella del ripescaggio nel listino bloccato. Se accadesse, non sarebbe un buon viatico per una sua riconferma a Palazzo Chigi e neppure un buon test della sua autorevolezza politica. A pensar male si fa peccato, diceva Andreotti, ma spesso «ci si azzecca». Tanto più che Renzi ha ancora qualche ora di tempo per riparare all'”errore”. Lo farà?