Fuochi e botti: ecco perché sono nati e ancora sopravvivono nonostante i divieti

lunedì 1 gennaio 12:06 - di Redazione

E’ vero, oggi c’è una sensibilità diversa rispetto ai botti di Capodanno. Si sente di più la necessità di rispettare i nostri amici a quattro zampe evitando loro traumi e ansie causati appunto dall’esplosione di petardi e fuochi d’artificio. Eppure anche questa tradizione, tanto contestata negli ultimi anni e oggetto di specifiche ordinanze anti-botti da parte dei sindaci di numerose città italiane, ha un suo perché che si perde nelle narrazioni simboliche dei millenni che sono alle nostre spalle.

Un inventario ragionato dei riti che accompagnano le festività di fine anno lo ha fatto anni addietro Alfredo Cattabiani, studioso di simboli e tradizioni scomparso nel 2003, in uno dei suoi libri essenziali per comprendere il significato profondo delle feste dell’anno: Calendario, le feste, i miti, le leggende e i riti dell’anno (1988).

La rinascita del Sole

Dunque, avverte Cattabiani, tutto il periodo natalizio “è una serie di capi d’anno” legati al solstizio d’inverno, dall’antico natale romano del Sol Invictus a quello degli antichi Egizi del 6 gennaio. Una fase dell’anno in cui si saluta con vari riti la rinascita del sole che coincide con un nuovo inizio. “Gennaio era dedicato infatti al dio bifronte Ianus che guarda indietro e avanti, alla fine dell’anno trascorso e all’inizio del prossimo”.

La leggenda di San Silvestro

Non a caso Giano è rappresentato con due volti: quello di un giovane e quello di un vecchio con la barba. Il “Giano cristiano” sarebbe oggi Silvestro, il papa che battezzò Costantino chiudendo l’era pagana e aprendo quella cristiana. Al suo nome è collegata una leggenda molto nota a Poggio Catino (Rieti) il cui patrono è appunto San Silvestro. Silvestro avrebbe liberato il paese da un drago chiuso in una caverna cui si accedeva attraverso 365 gradini, tanti quanti sono i giorni dell’anno. Il “mostro” ucciso era metafora del paganesimo e i 365 gradini erano simbolo dell’anno da consacrare ormai al Dio dei cristiani.

Le solennità cristiane

Nell’antica Roma il Capodanno al 1 gennaio (in precedenza era il 1 marzo) risale alla riforma del Calendario di Numa Pompilio. La Chiesa si è adoperata per cristianizzare questo periodo dell’anno inserendovi solennità significative: dal santo Natale all’Epifania, ma anche la dedicazione del 1 gennaio alla Santa Madre di Dio, la festa di santo Stefano il 26 dicembre, il Battesimo di Gesù che si celebra la prima domenica dopo l’Epifania.

Scambiarsi le strenne

Nel giorno di Capodanno i romani usavano scambiarsi fichi accompagnati da ramoscelli d’alloro detti strenae. Il motivo? “Strenae eran detti perché venivano staccati in un boschetto sulla via sacra consacrato a una dea di origine sabina, Strenia, apportatrice di fortuna e felicità”. Oggi lo scambio di doni è invece spostato al giorno di Natale mentre nel giorno di Capodanno si consumano cibi come le lenticchie, piatto propiziatorio che porterebbe fortuna e ricchezza nel nuovo anno.

I botti e i fuochi

A Capodanno fuochi e petardi non si accendono solo per salutare il nuovo anno: i botti, assieme al disfarsi di mobili e stoviglie vecchie, hanno il significato di espulsione del vecchio anno con le sue negatività. Antichi riti diffusi un po’ ovunque hanno questo significato di esorcismo contro demoni e spiriti maligni.

Antichi riti contro i demoni

E’ ancora Cattabiani a descriverli: “Alla vigilia di Capodanno, riferisce James G.Frazer, i ragazzi boemi armati di fucili si disponevano in circolo e sparavano tre volte in aria, ovvero alle streghe che fuggivano spaventate. In Thailandia si esegue ogni anno l’espulsione dei demoni nell’ultimo giorno dell’anno vecchio. Si spara dal palazzo una cannonata per segnale: vi si risponde dal posto più vicino e così via di posto in posto finché gli spari han raggiunto la porta esterna della città: ovvero i demoni vengono cacciati passo a passo”.

“Nel Labruguière, un cantone della Francia meridionale, alla vigilia dell’Epifania – continua Cattabiani – che equivale simbolicamente al Capodanno, la gente corre per le strade suonando campanacci e sonagli, e facendo ogni sorta di rumore. Poi al lume delle torce e dei fascinotti accesi si scatena un frastuono assordiate con il quale si spera di scacciare dalla città tutti i demoni vaganti”. Alla luce di queste interpretazioni si comprende che i botti di Capodanno hanno un degno retroterra culturale: giusto limitarli, allora, ma non eliminarli del tutto.

Commenti

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  • pietrodecol@libero.it 2 gennaio 2018

    Ammesso e concesso che vi sia la libertà di espressione e critica, quale è il significato che il commento deve essere approvato??

    • Massimo Valeri 17 gennaio 2018

      Per evitare di pubblicare parole che potrebbero offendere la sensibilità altrui

  • pietrodecol@libero.it 2 gennaio 2018

    Ringrazio per l’articolo molto interessante e culturalmente adeguato al periodo.

  • eleonora4198@virgilio.it 2 gennaio 2018

    le feste pagane avevaano un senso .qui non hanno senso , si spara bombe per divertirsi , e capirai che divertimento . hanno fatto espodere due bombe oltre ai petardi , alla fine feriti , accecati , senza mani e dita . bello vero . d’altra parte è una usanza tipica del sud e con il cavolo che la smettono . dietro ai botti si nascondono gli omicidi . avete fatto una ricerca ?

  • GENNARO TERMINE 2 gennaio 2018

    I BOTTI, COME IL FUMO DI SIGARETTE E/O DI SIGARI E PIPE, ANDREBBERO A MIO AVVISO ELIMINATI DEL TUTTO : COSTITUISCONO UN INUTILE SPRECO DI QUATTRINI E, SOPRATTUTTO, QUANTO AI FUMI IN DETTE VERSIONI, COSTITUISCONO UN ACCLARATO NOCUMENTO ALLA SALUTE, CHE E’ IL BENE PIU’ PREZIOSO !!!!

  • palloncin@depalloncini.it 2 gennaio 2018

    bravo cattabiani