«Fu legittima difesa», la procura chiede l’archiviazione per il gioielliere di Pisa

La Procura di Pisa ha chiesto l’archiviazione per il gioielliere di Pisa Daniele Ferretti che, il 13 giugno scorso, sparò con la sua pistola, legalmente detenuta, e uccise il rapinatore Simone Bernardi. Ferretti era stato indagato con l’accusa di omicidio, ma la perizia balistica dei consulenti della Procura ha determinato che la sua fu legittima difesa. A renderlo noto è stato lo stesso procuratore di Pisa Alessandro Crini.

La perizia della procura conferma la legittima difesa

«Ai malviventi – ha spiegato Crini – abbiano contestato anche il reato di tentato omicidio in concorso oltre che la tentata rapina e il porto abusivo di armi. La perizia balistica dei nostri consulenti ha infatti stabilito che il commerciante sparò con la sua pistola legalmente detenuta successivamente ai colpi esplosi dai rapinatori». L’apertura del fascicolo per omicidio a carico di Ferretti suscitò il consueto dibattito politico e grande indignazione nell’opinione pubblica, scossa anche da una raccolta di fondi che venne promossa a favore dei familiari del rapinatore ucciso.

La dinamica della rapina

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Simone Bernardi e Gabriele Kiflé, entrambi di Aprilia (Latina), entrarono insieme nel negozio e minacciarono la moglie di Ferretti. Kiflè fece fuoco per primo e Ferretti rispose uccidendo Bernardi. All’esterno della gioielleria c’era un altro complice dei banditi, il pisano Marco Carciati, mentre Daniele Masi, di Pomezia (Roma), secondo gli inquirenti, aveva avuto il compito di effettuare i sopralluoghi prima del colpo. I tre complici di Bernardi vennero fermati e arrestati il 20 luglio scorso.