Foibe, bugie all’università: partigiani scagionati per il massacro di Norma Cossetto

“Ancora adesso la notte ho gli incubi, al ricordo di come l’abbiamo trovata: mani legate dietro alla schiena, tutto aperto sul seno il golfino di lana tirolese comperatoci da papà la volta che ci aveva portate sulle Dolomiti, tutti i vestiti tirati sopra all’addome… Solo il viso mi sembrava abbastanza sereno. Ho cercato di guardare se aveva dei colpi di arma da fuoco, ma non aveva niente; sono convinta che l’abbiano gettata giù ancora viva. Mentre stavo lì, cercando di ricomporla, una signora si è avvicinata e mi ha detto: “Signorina non le dico il mio nome, ma io quel pomeriggio, dalla mia casa che era vicina alla scuola, dalle imposte socchiuse, ho visto sua sorella legata ad un tavolo e delle belve abusare di lei; alla sera poi ho sentito anche i suoi lamenti: invocava la mamma e chiedeva acqua, ma non ho potuto fare niente, perché avevo paura anch’io” . Questo è solo un brano, raccapricciante, tratto dal racconto di Licia Cossetto, sorella di Norma, vittima della barbarie dei partigiani titini.

Norma Cossetto, studentessa italiana, istriana di un paese vicino Visignano, fu uccisa da partigiani jugoslavi nel 1943, dopo essere stata torturata e violentata e gettata in una delle tante foibe che caratterizzano il territorio della Venezia Giulia assieme ad altri 25 sventurati nella notte tra il 4 e il 5 ottobre 1943. Oggi, a pochi giorni dal Giorno del ricordo della tragedia delle foibe, l’assessore regionale veneto Elena Donazzan denuncia, “vergognosamente, esistono ancora falsi storici come la lapide dell’Università di Padova in cui è inserito il nome di Norma Cossetto fra le vittime del nazifascismo”. Neanche il riferimento ai veri responsabili di quelle stragi, di quella morte così violenta.

Omissioni, bugie che da sinistra caratterizzano da sempre la trattazione storica dei crimini commessi nelle Foibe e che è giusto denunciare, in vista del Giorno del ricordo del 10 febbraio: “Foibe ed esodo rappresentano una storia d’Italia piena di sofferenza e dignità, che deve essere fatta conoscere a partire dalla scuola. I giovani devono sapere che non esistono morti di serie A o di serie B e che se conducono la loro vita per come la intendono, lo devono anche al sacrificio del popolo istriano, giuliano e dalmata. Per questo, da donna delle istituzioni, ormai da diversi anni è una mia missione contribuire a far conoscere la storia di migliaia di morti italiani innocenti, massacrati e infoibati dai partigiani comunisti jugoslavi, e alle centinaia di migliaia di nostri fratelli costretti a fuggire e a lasciare le loro terre, per un patto scellerato e la sanguinaria repressione del regime di Tito, portando nel cuore l’incancellabile lacerazione di aver lasciato lì speranze, sogni, ricordi e tradizioni di un’intera esistenza”, attacca l’assessore regionale Donazzan, esponente di Forza Italia, che poi denuncia: ”È vergognoso che esistano ancora falsi storici come la lapide dell’Università di Padova in cui è inserito il nome di Norma Cossetto fra le vittime del nazifascismo e che ci sia su questo tema malafede politica come a Treviso dove l’amministrazione comunale tratta il Giorno del ricordo con falsi storici sulla presunta persecuzione italiana contro le popolazioni slave”, conclude.