Femminicidio: dopo la Carmen censurate anche Baglioni, Masini e Morandi?

Femminicidio, ultimo atto. La deriva del politicamente corretto arriva a stravolgere persino il finale della Carmen di Bizet. Accade a Firenze, dove la prima al teatro del Maggio è stata sommersa dai fischi. Il regista Leo Muscato, che ha voluto ribaltarne la sorte, ha motivato la scelta per “dare un segnale forte contro la violenza di genere”. Se nel testo di Bizet, infatti, la protagonista moriva accoltellata del geloso amante, stavolta è stata lei a uccidere Josè. Nel nome della lotta al femminicidio che è diventata, in casi come questo, una farsa.

C’è Baglioni che invita la ex al suicidio

Se la deriva del politicamente corretto dovesse infatti assumere contorni così deliranti, proponiamo ai paladini della campagna contro la violenza sulle donne una serie di testi di cantanti e cantautori italiani che vanno banditi per sempre (o perlomeno riscritti). Iniziamo da Claudio Baglioni, novello direttore del Festival di Sanremo. Da eliminare da ogni piattaforma di musica on line la canzone Quanto ti voglio. Il soldato in libera uscita, che ha scoperto la fidanzata con un altro, canta alla fine del brano: «Io ti odio, ti odio, ti odio!Ma perché sei tanto bella/ti odio/Perché non scompari, perché non ti uccidi/ e perché ti voglio io tanto io». Esempio pericoloso per le giovani generazioni. Da cancellare o emendare.

Morandi aggredisce gli spasimanti della fidanzata

Con Baglioni c’è un altro insospettabile che andrebbe censurato, nel brano che l’ha reso celebre. Gianni Morandi nell’apparentemente innocentissima canzone che dice alla fidanzata: “Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte”, a un certo punto rivela la sua indole da maschio violento e pericoloso. «T’ho vista uscire dalla scuola/Insieme ad un altro/Con la mano nella mano/Passeggiava con te/Tu digli a quel coso che sono geloso/ che se lo rivedo gli spaccherò il muso».

La sigla di Gigi Marzullo è l’inno degli stalker

Non fa eccezione la trasmissione di Gigi Marzullo dove la sigla andrebbe sostituita con urgenza. Ancora di Edoardo De Crescenzo è l’esaltazione di uno stalker. «E fare il pazzo venir sotto casa/tirare sassi alla finestra accesa/prendere a calci la tua porta chiusa». Azioni da allontamento coatto e da procedimento penale immediato. Nei confronti del cantante e (visto che ci siamo, l’occasione è ghiotta) anche di Marzullo.

Cocciante e Masini rischiano la galera

Chi rischia proprio l’arresto in flagranza di reato è Riccardo Cocciante. In Bella senz’anima l’incitazione al femminicidio è alle porte: “E adesso spogliati come sai fare tu…” è la strofa più nota, ma il peggio deve venire. “E adesso so chi sei e non ci soffro più/e se verrai di là te lo dimostrerò/e questa volta tu te lo ricorderai”. Insomma, Cocciante minaccia e il “non detto” è quello di un amplesso perlomeno violento. Ancora più a rischio Marco Masini che in Bella stronza disegna la sua fantasia finale: «Mi verrebbe di strapparti quei vestiti da puttana/e tenerti a gambe aperte finché viene domattina/ma di questo nostro amore così tenero e pulito/non mi resterebbe altro che un lunghissimo minuto /di violenza/e allora ti saluto…bella stronza».  

Vasco Rossi abbina xenofobia e femminicidio

Da bandire, ovviamente, anche il razzista Vasco Rossi di Colpa d’Alfredo. Per chi non lo sapesse, la canzone parla di un migrante africano che è andato a letto con la donna corteggiata dal protagonista. «Ho perso un’altra occasione buona stasera è andata a casa con il negro, la troia!». L’esercizio potrebbe continuare a lungo con altri brani della musica pop italiana e internazionale. Come commento finale ci affidiamo a un altro classico, sempre di Marco Masini, che riserviamo al “politicamente corretto” e alle sue ridicole vestali. Un sonoro e liberatorio Vaffanculo