Fedeli insiste: «Cellulari liberi in classe». Ma in Francia scatta il divieto assoluto

L’Italia, come al solito, va un po’ per i fatti suoi, mentre l’Europa adotta una linea comune sull’utilizzo dei cellulari nelle aule scolastiche indirizzandosi verso una “stretta” sui telefonini in molti “civilissimi” e modernissimi paesi. Così, nei giorni in cui la Francia vara il blocco assoluto degli smartphpone durante le lezioni, la nostra ministra “senza laurea”, Valeria Fedeli, regina delle gaffe e degli scivoloni sintattici, insiste sul protocollo della liberalizzazione assoluta dei cellulari. Con la scusa della didattica, la Fedeli prova a ingraziarsi gli studenti consentendo loro di smanettare a piacimento anche a scuola, annullando gli spazi di concentrazione assoluta. In Francia, i telefoni, già vietati nell’utilizzo, a partire dal prossimo anno scolastico non potranno neanche essere tirati fuori durante le pause, l’ora di pranzo e tra le lezioni. «Dobbiamo trovare un modo per proteggere gli alunni dalla perdita di concentrazione tramite schermi e telefoni», ha affermato il competente ministro francese.

E in Italia? Via libera. Perché vietarli, spiega la Fedeli, “significherebbe chiudere gli occhi di fronte al telefonino tenuto in tasca e usato per scambiarsi messaggi, e significherebbe soprattutto lasciare ragazze e ragazzi soli, senza accompagnamento e senza educazione nell’uso degli strumenti. È quello che non vogliamo – puntualizza – non vogliamo rinunciare a questa responsabilità educativa, vogliamo invece assumerla in pieno e fare in modo, nella massima condivisione e collaborazione con le famiglie, che la scuola sia il luogo dove si impara anche a stare in rete, a ricercare informazioni e approfondire, a relazionarsi in modo rispettoso». E le le lezioni, le spiegazioni, l’attenzione, gli appunti, le domande ai prof? Si farà tutto in chat? Non si sa. «Non è compito del Ministero o della scuola – conclude la Fedeli – decidere se i device sono bene o male, ma lo è insegnare ad usarli nel modo più utile e corretto. Per permettere a ogni bambina e ogni bambino di avere esperienze sicure, libere e consapevoli, contrastando in modo positivo e attivo, non con divieti ma proprio con l’educazione, ogni tipo di dipendenza, anche dagli strumenti tecnologici».