Farsa a Cinquestelle: “Giggino” recita da premier e Grillo detta la linea

Bastava vederli nelle immagini che scorrevano ieri nei tiggì. Bastava vederli mentre guadagnavano l’entrata del Viminale per depositare il nuovo simbolo dei Cinquestelle per rendersi conto chi, tra Giggino Di Maio e Beppe Grillo, fosse il vero leader. Già, bastava guardare la direzione delle telecamere e dei microfoni per accorgersi che cameraman e giornalisti cercavano solo il vecchio comico e non la sua inamidata controfigura, che non a caso lo seguiva un passo dietro con il sorrisetto d’ordinanza tipico di nasconde un sincero imbarazzo dietro una smorfia. Ed è stato proprio lì, sotto quella selva di registratori, che il vero capo ha dettato la vera linea del MoVimento: nessuna alleanza dopo il voto. Parole nette che sul retrostante Giggino hanno avuto lo stesso effetto deprimente che solitamente si produce strappando le caramelle dalle mani di un bambino. E sì, perché Giggino aveva già cominciato a calarsi nei panni di premier incaricato, che sale e scende dal Colle, fissa i capisaldi del programma da illustrare alle nuove Camere, lavora giorno e notte alla squadra del nuovo governo e rilascia dichiarazioni rassicuranti ad uso delle cancellerie e dei mercati. Quel cattivone di Grillo, invece, con la sua irruzione a base di panda, carne e bambù, ha ammazzato il sogno risospingendo Giggino nel suo vero ruolo, quello di controfigura incaricata di fare il meno peggio possibile in campagna elettorale per poi accucciarsi al bla bla bla dell’opposizione ben al riparo dall’onere del risultato. Se ne sono accorti tutti, soprattutto quei ficcanaso dei giornalisti lestissimi a insinuare e a scrivere di insanabili spaccature tra i due sul dopo-elezioni. Non sia mai detto. E la risposta non si è fatta attendere attraverso un lungo post su Facebook, il cui succo è il seguente: «Oggi i media si sono inventati una frattura tra noi due che non c’è e non c’è mai stata». Ufficialmente, si tratta di una nota congiunta, ma non essendovi strafalcioni sui congiuntivi è plausibile che sia farina esclusiva del sacco di Grillo. Vero autore, indiscutibile suggeritore e unico protagonista della farsa in due tempi (prima e dopo il voto) intitolata “Giggino premier”.