Esce il libro scandalo su Trump: tra diffide e bugie, i potenti prendono le distanze da Bannon

«Ci siamo: potete comprare e leggere il mio libro. Grazie Signor Presidente», ha twittato questa mattina scrittore e giornalista Michael Wolff che, sordo a qualunque tipo di richiamo, ha addirittura anticipato ad oggi l’uscita del  libro scandalo Fire and Fury: inside the Trump White House, da oggi nelle librerie americane a fronte delle azioni legali annunciate dalla Casa Bianca. Rumors, indiscrezion e minacce: è questo il corollario mediatico che accompagna l’uscita del volume propagandata da settimane a suon di scoop e anticipazioni.

Esce oggi il libro “scandalo” su Trump

Il libro sarebbe dovuto uscire martedì 9 gennaio, ma dopo che alcuni estratti sono stati resi pubblici dal Guardian, gli avvocati del presidente Trump avevano fatto recapitare all’editrice Henry Holt and Company una lettera di diffida, nella quale si intimava di bloccarne la pubblicazione e la diffusione di ulteriori contenuti. Ma Wolff, di comune accordo con il suo editore Steve Rubin, ha deciso di anticipare i tempi e incrementare le remunerative speculazioni previste con la pubblicazione, addirittura anticipata. «A causa della domanda senza precedenti, la data della pubblicazione è stata anticipata», si legge non a caso in una nota della Holt & Co. sul libro, schizzato al primo posto dei più venduti di Amazon. E così, in men che non si dica, il volume che promette scandali e indiscrezioni piccanti sulla casa presidenziale di Washington e sui suoi inquilini, è già disponibile in versione cartacea ed elettronica, forte delle oltre 250.000 copie prontamente spedite. E tutto, nonostante un’altra lettera di diffida sia stata inviata anche all’ex consigliere Steve Bannon, accusato di aver violato un «accordo di non divulgazione», per aver parlato del presidente, dei membri della sua famiglia e della società «con dichiarazioni denigratorie e in alcuni casi completamente diffamatorie».

Un compendio di diffamazioni e inutili bugie

Il libro descrive, tra le altre cose, la campagna di Trump del 2016 come una trovata pubblicitaria non destinata a conquistare la presidenza; racconta i retroscena sulla capigliatura del tycoon, allude offensivamente al fatto che la first lady Melania avrebbe «pianto, ma non di gioia», la notte elettorale. E ancora, insisterebbe su presunte ambizioni elettorali di Ivanka, che punterebbe a diventare la prima donna presidente. E naturalmente, in questa opera di demolizione della famiglia presidenziale orchestrata ad arte, tra le molte interviste inanellate ad hoc presenta quella che desta più scalpore: quella dell’ex stratega Bannon, che descrive e fa intenzionalmente apparire l’uomo più potente del mondo come un uomo irragionevole, illetterato e incompetente, senza ovviamente trascurare di inserire stralci mirati a intensificare i sospetti sul Russiagate, riassunti nel racconto del presunto incontro alla Trump Tower durante la campagna elettorale tra il primogenito del presidente, Don Jr, e un’avvocatessa russa. Un mini-vertice privato, definito neanche troppo tra le righe, «sovversivo» e «antipatriottico». Parole che hanno fatto andare su tutte le furie Trump, che ha bolato, e a più riprese, il volume come un diffamatorio compendio di bugie. «Non ho autorizzato alcun accesso alla Casa bianca per l’autore di questo libro falso (anzi l’ho respinto molte volte)! Non ho mai parlato con lui per il libro. Pieno di bugie, travisamenti e fonti che non esistono», ha twittato ieri sera Trump. «Guardate al passato di questo ragazzo (l’autore, ndr.) e guardate cosa accade a lui e a Sloppy Steve», ha rimarcato ancora il presidente, facendo riferimento a Bannon – l’ex stratega del presidente che, a detta di Trump, dopo aver perso il lavoro avrebbe perso anche la testa – e al suo assalto editoriale alla Casa Bianca.

La miliardaria Mercer tra i molti che prendono le distanze da Bannon

E intanto, aumentano sempre di più i sostenitori della prima ora di Bannon che, dopo le sue rivelazioni su Trump e sulla sua famiglia, hanno iniziato a prendere le distanze da lui. Tra i tanti, in una dichiarazione rilasciata al Washington Post, i media segnalano la defezione doc della miliardaria conservatrice Rebekah Mercer, sua principale finanziatrice e socio di minoranza di Breitbart News, il sito di cui Bannon è presidente, che ha annunciato di aver ritirato il suo sostegno economico all’ex consigliere. «Io e la mia famiglia non comunichiamo con Steve Bannon da molti mesi e non abbiamo fornito supporto finanziario alla sua agenda politica né sosteniamo le sue recenti azioni e dichiarazioni», si legge in un comunicato, dove si ribadisce «il sostegno al presidente Trump e alla piattaforma politica sulla base della quale è stato eletto».