Elezioni, Bonino salva con una furbata: per evitare le firme usa il simbolo di Tabacci (video)

Tanto hanno fatto che ci sono riusciti: Emma Bonino e il suo partito +Europa hanno trovato il modo di aggirare la legge sulla raccolta delle firme. Grazie ai buoni uffici di Bruno Tabacci, che ha messo a disposizione il simbolo di Centro democratico, saranno esentati: Cd, in quanto forza già rappresentata in Parlamento, non ha l’obbligo di dimostrare preventivamente di essere rappresentativa di una parte dei cittadini. Finisce dunque così, con un escamotage, una battaglia legalitaria a vantaggio della democrazia e dell’indipendenza delle forze politiche non rappresentate alle Camere.

Bonino esulta: «Anche noi ai blocchi di partenza»

«Stamattina ho riunito gli organismi dirigenti di Centro democratico: metto a disposizione il simbolo per la sfida di Emma Bonino, per recuperare una condizione di libertà, consideriamola una scelta di servizio alla democrazia», ha fatto sapere Bruno Tabacci, intervenendo alla conferenza stampa di +Europa convocata proprio sul tema della raccolta delle firme. «Il gesto generoso e autonomo di Bruno Tabacci ci consente di essere presenti alle elezioni del 4 marzo a parità degli altri ai blocchi di partenza», ha poi commentato Bonino, aggiungendo che «ora si apre un altro scenario rispetto all’obbligo di correre da soli, ma questo aumenterà la forza di adesione di personalità, cittadini e finanziatori al nostro progetto». La leader di +Europa ha poi spiegato di considerare quello di Tabacci «un servizio grande reso al Paese e a tutti gli elettori».

Una decisione a vantaggio della democrazia?

La mossa di Tabacci libera Emma Bonino dalla schiavitù di dover sottostare ai diktat del Pd in fatto di liste e collegi. Una condizione di autonomia che +Europa ha difeso strenuamente mettendo a rischio la possibilità di correre alle elezioni, proprio per la difficoltà di dover raccogliere le firme. È altrettanto vero, però, che questo escamotage rappresenta uno schiaffo per tutte quelle forze politiche che, pur potendo vantare una certa rappresentatività in giro per il Paese, non sono ancora rappresentate in parlamento e non possono giovarsi di «gesti generosi» di amici leader di partito. In sintesi, si tratta di una trovata che determina uno squilibrio e non un rafforzamento della democrazia.

+Europa se la cava con una furbata

Ora che c’è l’accordo politico, al nuovo asse tra Emma Bonino e Bruno Tabacci serve lo sbocco tecnico, che – è stato spiegato – arriverà a breve: l’intesa dovrà essere formalizzata legalmente, di fronte a un notaio, per garantire la cessione da Centro democratico a +Europa del diritto a non raccogliere firme per presentare il simbolo alle prossime elezioni politiche. Su questo piano però potrebbe esserci qualche intoppo: il capogruppo di Cd, Lorenzo Dellai, ha spiegato di essere stato colto di sorpresa dall’annuncio di Tabacci e ha annunciato la volontà di sentire i colleghi parlamentari per decidere il da farsi. Quello di +Europa non è comunque un caso isolato: è lo stesso meccanismo utilizzato da Liberi e uguali, che con un simbolo nuovo ha goduto dell’esenzione sulle firme che spettava ai fondatori Mdp e Sinistra Italiana. Così sarà il simbolo +Europa (e non quello Centro democratico) a comparire sulle prossime schede elettorali. Nel caso di Liberi e Uguali, però, va registrato almeno il fatto che esiste una reale continuità con le formazioni precedenti, i cui esponenti sono confluiti nel nuovo partito di Grasso. Non lo stesso si può dire dell’accordo tra Bonino e Tabacci, che ha più che altro il sapore di una “furbata”. Magari per nobili motivi, ma pur sempre una furbata.

Sergio D’Elia: «Vicenda un po’ penosa»

Durissime poi le parole di Sergio D’Elia, già parlamentare de La Rosa nel Pugno, attualmente segretario di Nessuno Tocchi Caino e coordinatore della presidenza del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito. «È francamente un po’ penoso – ha detto lo storico esponente radicale in una intervista a Il Tempo – che Emma Bonino sollevi la questione della difficoltà a raccogliere le firme e non quella delle condizioni generali in cui si va a votare». «Tutta l’analisi del regime italiano che da decenni noi abbiamo fatto come Partito Radicale è inesistente», ha aggiunto D’Elia, criticando e i Radicali Italiani per la scelta «di ridurre la storia del Partito Radicale alla mera presenza elettorale e ricerca di posti nelle istituzioni».