Dopo la Daneuve, la Bardot contro il caso Weinstein: “Ipocrisia ridicola”

Dopo l’eleganza di Catherine Daneuve, è l’intramontabile fascino di Brigitte Bardot a dare voce e ancora conturbante bellezza alle polemiche e alla recriminazioni scatenate dal “caso molestie”, esplose a Hollywood con le denunce contro Weinstein, poi deflagrate ovunque si faccia cinema di livello.

La Bardot come la Daneuve: basta ipocrisie sulle “molestie”

E lo fa strappando veementemente il velo dalle ipocrisie e dall’ombra del politically correct calati pesantemente su denunce e accuse, falsi pietismi e più opportuni realismi critici. Lo fa scagliandosi apertamente contro il falso perbenismo fastidiosamente grondante – specie negli Usa – dopo che il vaso di Pandora si è scoperchiato dopo decenni di complicità e omertosi silenzi, perpetrati anche proprio da chi oggi si scandalizza e punta ferocemente l’indice contro l’ondata di denunce “ipocrita, ridicola e senza interesse”. Secondo l’intramontabile mito di sempre, sex symbol degli anni Cinquanta e Sessanta, «ci sono molte attrici che fanno le civette con i produttori per strappare un ruolo». Non solo: come riporta il sito dell’Ansa in queste ore, «intervistata dalla rivista Paris Match, in edicola oggi, B.B., 83 anni, afferma: per quanto riguarda le attrici, e non le donne in generale, nella maggior parte dei casi è una cosa ipocrita, ridicola e senza interesse. Occupa il posto di temi importanti che potrebbero essere discussi».

Tempismo falsato e faziosità intrinseca delle denunce?

Poi, dimostrando una volta di più – se mai ce ne fosse bisogno – carattere indomito e personalità da vendere, la protagonista di E Dio creò la donna, sempre dalle colonne dell’intervista realizzata oltralpe afferma, fra l’altro, di non essere «mai stata vittima di molestie sessuali». Anzi, di aver sempre trovato «affascinante che mi dicessero che ero bella o che avevo un bel sederino…questo tipo di complimenti sono piacevoli». O quanto meno attesi e ovvi per chi fa, anche del proprio corpo, un valido strumento di lavoro, riuscendo a sublimarne in estetica cinematografica e bellezza spettacolare, fascino e potenziale seduttivo. Quanto poi alle aspiranti star che, a detta della Bardot, avrebbero furbescamente cavalcato l’onda, facendo «le civette per ottenere delle parti, poi – continua – vengono a raccontare di essere state molestate…in realtà piuttosto che giovargli, tutto questo finisce per nuocere loro». Come a ribadire quanto sottoscritto da un centinaio di donne tra le rappresentanze intellettuali e dell’arte di provenienza francese appena la settimana scorsa – tra le quali, appunto, la collega Catherine Daneuve – firmando e rivendicando una campagna ospitata da Le Monde: se la «libertà di importunare» può in qualche modo essere “difesa”, di sicuro non va demonizzata ad hoc anni, o decenni, dopo…