Di Maio inciampa ancora sul congiuntivo. E l’errore è incredibile (video)

Non c’è pace per il congiuntivo, soprattutto quando a usarlo è Luigi Di Maio. Il candidato premier del M5S inciampa di nuovo sul suo uso, incorrendo in un capitombolo grammaticale degno di “Oggi le comiche”. Intervistato da Primocanale.it, Di Maio è stato chiamato a rispondere del cambio di posizione sull’euro e ha tentato una via di fuga parlando del referendum. Il candidato premier, però, ha finito per infilarsi in un vicolo cieco linguistico, affermando che «il movimento ha sempre detto che noi volessimo fare un referendum».

Di Maio e il congiuntivo: un rapporto controverso

L’errore è particolarmente eclatante, ma non si tratta certo del primo nel suo genere. Di Maio, infatti, dimostra spesso e volentieri di avere un rapporto con il congiuntivo piuttosto controverso. E proprio in questi giorni ricorre l’anniversario di un’altra gaffe epocale, che si consumò su Twitter. Di Maio voleva parlare di Cyber security e per tre volte tentò di indovinare il giusto congiuntivo e la giusta consecutio, senza per altro riuscirci. Il primo tentativo fu: «Se c’è rischio che soggetti spiano massime istituzioni dello Stato qual è il livello di sicurezza che si garantisce alle imprese e cittadini?». La frase chiaramente non suonava e seguì un secondo tentativo: «Se c’è rischio che massime istituzioni dello Stato venissero spiate…». Neanche così, però, andava bene ed ecco quindi il terzo colpo: «Se c’è il rischio che due soggetti spiassero le massime istituzioni dello Stato…». Com’è ovvio, la vicenda scatenò le ironie del web, nonché qualche commento giustamente preoccupato dall’ipotesi che Di Maio “può”… “venisse potuto”… “potesserebbe” diventare premier… Insomma, per dirla come potrebbe dirla lui, che “vadi” a Palazzo Chigi.