Decine di civili uccisi dai turchi nell’aggressione contro la Siria

L’aggressione militare turca ad Afrin, enclave curda nel nordovest della Siria, ha fatto 141 vittime civili, tra morti e feriti: lo sostiene l’agenzia di stampa ufficiale siriana Sana. La Turchia ha annunciato sabato scorso l’avvio nell’area delle operazioni delle sue truppe e dei ribelli alleati dell’Esercito libero siriano (Els). Tre giorni fa un altro bilancio parlava di più di cento i morti da sabato, compresi 23 civili, 43 ribelli sostenuti dalla Turchia e 38 combattenti curdi. La zona di Afrin, a nord di Aleppo, è in mano ai curdi. Damasco ha denunciato quella che considera una “aggressione”. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha minacciato di estendere le operazioni alla località di Manbij. Per questo l’amministrazione autonoma curda di Afrin ha invocato l’intervento dell’esercito di Damasco contro l’offensiva turca nell’enclave di Afrin, iniziata quasi una settimana fa. In una nota, l’amministrazione curda ha sottolineato che Afrin “è una parte inseparabile della Siria” e ha ricordato che le Unità di protezione del popolo (Ypg) hanno difeso la regione negli ultimi anni dagli attacchi dell’Isis, di Al Qaeda e di altri gruppi terroristici, “contribuendo a preservare l’unità delle terre e delle istituzioni siriane”. L’operazione turca Ramoscello d’ulivo, ha denunciato ancora, “minaccia l’integrità territoriale della Siria”, per questo viene richiesto l’intervento di Damasco “perché rispetti i suoi doveri sovrani nei confronti di Afrin e protegga i suoi confini con la Turchia dagli attacchi dell’occupante turco”. La nota si conclude con la richiesta del “dispiegamento delle Forze armate siriane per assicurare i confini della regione di Afrin”. L’appello è arrivato dopo che le Ypg avrebbero nei giorni scorsi rifiutato di consegnare il controllo dell’enclave al regime di Damasco in previsione dell’offensiva di Ankara. Gli osservatori ritengono che un eventuale ingresso dell’esercito siriano ad Afrin toglierebbe alla Turchia il pretesto per continuare l’operazione militare.