Così il fisico Hawking s’è salvato dall’eutanasia. Fortuna che non ha incontrato Cappato…

mercoledì 10 gennaio 16:05 - di Corrado Vitale

Stephen Hawking è uno dei più grandi fisici viventi. Ma la sua è una vita segnata da un’atroce sofferenza fisica. È costretto da oltre 30 anni a vivere su una sedia a rotelle, totalmente immobilizzato. Riesce a controllare soltanto un muscolo della guancia e comunica attraverso un sintetizzatore vocale.  Aveva solo 21 anni quando gli venne diagnosticata una malattia degenerativa dei motoneuroni.  Nonostante la gravissima sofferenza, Howking non ha mai smesso di lavorare e di intervenire nel dibattito scientifico.

La sua storia è una commovente smentita alle tesi dei fautori dell’eutanasia. È la storia di un amore straordinario per la vita e per la scienza. È anche la storia dell’amore straordinario che sua moglie nutre per lui. Nel 1985 (Hawking aveva 43 anni) i medici proposero alla donna l’eutanasia per il marito, ma lei si oppose. «I dottori offrirono a Jane la possibilità di spegnere le macchine», ricorda il fisico, come riporta  il Telegraph. «Jane ha rifiutato. Era convinta che sarei tornato a Cambridge. le settimane di terapia intensiva che seguirono furono le più dure della mia vita».

Per la sua incredibile capacità di stupire, di non lasciarsi abbattere dalle difficoltà che avrebbero dovuto sconfiggerlo da tempo, per aver saputo trarre forza da tutto questo, Hawking è diventato un esempio e nel 2012 è stato chiamato ad aprire le Paralimpiadi di Londra. «I Giochi Paralimpici possono trasformare la nostra percezione del mondo»,  disse in quell’occasione Hawking in un discorso rimasto famoso.

L’8 gennaio scorso Hawking ha compiuto 76 anni. Chissà dove sarebbe oggi (ma, soprattutto, se ci sarebbe…) se non avesse nutrito lo straordinario amore per la vita che continua a nutrire e se, in preda allo sconforto, avesse pensato di farla finita, magari accompagnato verso la “dolce morte” da “caritatevoli” personaggi come Marco Cappato.

Commenti

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  • Rosa 16 marzo 2018

    ma se guardate negli altri stati sono i medici che decidono.. Prendete Charly e altri bimbi morti cosi.. Quindi se entra l’eutanasia non si è liberi di scegliere piu’ della vita… Meditiamo gente.

  • Silvia 22 gennaio 2018

    Io sono razionale.L’eutanasia non deve essere una scelta. Tutti i malati gravi sono un costo per lo Stato, quindi vanno eliminati, in modo da poter ridurre il debito pubblico (Non siete d’accordo?).

  • Salvatore Torre 12 gennaio 2018

    Si alle terapie palliative che aiutino a vivere, no ad ogni azione che determini la morte. Non si può permettere a Cappato & C. di condurre alla morte ingannando i sofferenti e le anime belle..

  • Guido Perini 11 gennaio 2018

    Non sopporto chi vuole decidere sulla MIA vita. Ma non vi rendete conto della delicatezza di questo argomento? L’ironia e’ fuori luogo!

  • Severino Mingroni 11 gennaio 2018

    Chi ha scritto l’articolo la pensa così IO NON LO FAREI, TU NON LO DEVI FARE. Non è meglio la libertà di scelta del disabile o malato? Sì, per me disabile gravissimo.

  • Cristina Bellotti 11 gennaio 2018

    Corrado ha perfettamente spiegato quello che anch’io penso.L’eutanasia non si applica contro la volontà e dell’interessato,ne’a discrezione di terzi.Quanto al fatto che,se Hawking avesse scelto l’eutanasia,oggi non godremmo delle sue meravigliose intuizioni,chiediamoci quanto gli sia costato vivere nelle sue condizioni!!!! A volte i giornalisti scrivono senza prima accendere il neurone

  • Giuseppe 11 gennaio 2018

    Nota alla cultura della morte. No a aborto e eutanasia

  • Giovanni Calvi 11 gennaio 2018

    Da uomo di estrema destra, ateo ma che cerca di vivere da buon cristiano dico che c’è una sola parola: LIBERTÀ. Anche di decidere se e quando morire. Il signor Cappato si è preso la responsabilità e ha agito secondo coscienza assumendone i rischi e, pur non condividendo molto con lui, lo ammiro e lo rispetto.

  • Corrado 11 gennaio 2018

    Premesso che NON sono un radicale, cerco tuttavia di essere quanto più obbiettivo ed imparziale. Non capisco il tono ironico, da parte del “cronista” (appunto), quando cita “la dolce morte” e “caritatevoli” personaggi. Io sono personalmente favorevole all’eutanasia, quando richiesta espressamente ed inequivocabilmente dal diretto interessato. Di fatto, io della MIA vita faccio quello che voglio e NESSUNO al mondo ci deve “mettere il becco”, punto. Oltretutto, in Italia il tentato suicidio NON è considerato un reato e, quindi, NON è perseguibile.
    Affermare che Hawking “si è salvato dall’eutanasia” è una vera e propria c…..ta: Hawking è sempre stato lucidissimo, quindi ne la moglie, ne i medici, avrebbero mai potuto “imporre” l’eutanasia nei suoi confronti.
    Quanto al “caritatevole”, non mi risulta che Cappato (per il quale, peraltro, non nutro grande simpatia) abbia percepito provvigioni o emolumenti vari per quanto ha voluto fare nel caso di DJ Fabo, quindi il tono ironico è un’ulteriore c……ta.

  • Tino 11 gennaio 2018

    La chiave della vita non va data a nessun terzo!

    • Corrado 11 gennaio 2018

      Io posseggo varie armi e le so usare, quindi non avrei bisogno (faccio gli scongiuri…) di andare a Zurigo e/o di rivolgermi a terzi, una pallottola in testa e “fine delle trasmissioni”. Ma non tutti, ritengo, saprebbero, mi si passi il termine, “autosuicidarsi”, quindi?

    • Aristarco De' Strigidi 11 gennaio 2018

      Concordo pienamente !

  • Aldo Barbaro 11 gennaio 2018

    Senza dubbio trattasi di una ammirevole eccezione! Pur tuttavia la scelta dell’eutanasia è troppo personale ed ogni caso è a se stante, Ciascuno deve essere libero nelle sue decisioni!