Così il fisico Hawking s’è salvato dall’eutanasia. Fortuna che non ha incontrato Cappato…

Stephen Hawking è uno dei più grandi fisici viventi. Ma la sua è una vita segnata da un’atroce sofferenza fisica. È costretto da oltre 30 anni a vivere su una sedia a rotelle, totalmente immobilizzato. Riesce a controllare soltanto un muscolo della guancia e comunica attraverso un sintetizzatore vocale.  Aveva solo 21 anni quando gli venne diagnosticata una malattia degenerativa dei motoneuroni.  Nonostante la gravissima sofferenza, Howking non ha mai smesso di lavorare e di intervenire nel dibattito scientifico.

La sua storia è una commovente smentita alle tesi dei fautori dell’eutanasia. È la storia di un amore straordinario per la vita e per la scienza. È anche la storia dell’amore straordinario che sua moglie nutre per lui. Nel 1985 (Hawking aveva 43 anni) i medici proposero alla donna l’eutanasia per il marito, ma lei si oppose. «I dottori offrirono a Jane la possibilità di spegnere le macchine», ricorda il fisico, come riporta  il Telegraph. «Jane ha rifiutato. Era convinta che sarei tornato a Cambridge. le settimane di terapia intensiva che seguirono furono le più dure della mia vita».

Per la sua incredibile capacità di stupire, di non lasciarsi abbattere dalle difficoltà che avrebbero dovuto sconfiggerlo da tempo, per aver saputo trarre forza da tutto questo, Hawking è diventato un esempio e nel 2012 è stato chiamato ad aprire le Paralimpiadi di Londra. «I Giochi Paralimpici possono trasformare la nostra percezione del mondo»,  disse in quell’occasione Hawking in un discorso rimasto famoso.

L’8 gennaio scorso Hawking ha compiuto 76 anni. Chissà dove sarebbe oggi (ma, soprattutto, se ci sarebbe…) se non avesse nutrito lo straordinario amore per la vita che continua a nutrire e se, in preda allo sconforto, avesse pensato di farla finita, magari accompagnato verso la “dolce morte” da “caritatevoli” personaggi come Marco Cappato.