Cina, si riaccende la repressione comunista contro la chiesa cristiana

La demolizione di una chiesa a Linfen, nella provincia dello Shanxi, riaccende i riflettori sul rapporto tra autorità e religione cristiana in Cina mentre l’abbattimento di un edificio, identificato come la chiesa della Lampada d’oro ridà vigore ai timori di una campagna anti-cristiani. Domenica, come riferisce anche il Guardian, un cordone di polizia ha isolato l’area in cui è stato utilizzato esplosivo per demolire l’edificio, raso al suolo dopo l’intervento di squadre di operai. L’operazione non costituisce un episodio isolato – come si legge sul quotidiano inglese – se si considera che il mese scorso, sempre nella stessa provincia, sarebbe stata demolita una chiesa aperta circa 20 anni fa. La chiesa della Lampada d’oro era stata costruita circa 10 anni fa con un investimento di oltre 2 milioni di euro secondo le cifre diffuse dal pastore Yang Rongli, figura nota alle autorità: nell’ottobre 2016, dopo aver scontato 7 anni di carcere per “aver radunato una folla per ostacolare il traffico regolare” – afferma l’organizzazione China Aid – la religiosa sarebbe stata sorvegliata dalle autorità. “C’erano più agenti di quanti ne potessi contare”, ha detto un anonimo pastore che ha assistito alla distruzione della chiesa di Linfen. “Ho provato molta tristezza, ora sono preoccupato per la demolizione di altre chiese, compresa la mia. Non c’è alcuna ragione per distruggerle”. In linea teorica, la Cina garantisce libertà di culto. Nella vita quotidiana, però, le attività religiose non dispongono di una reale autonomia totale. Le chiese devono essere ufficialmente autorizzate e i pastori devono rispettare una serie di norme fissate dal governo. Le politiche restrittive hanno prodotto, come effetto collaterale, la nascita di chiese non ufficiali che operano all’esterno dei canali formali. Periodicamente, quindi, non è insolito assistere all’arresto di figure religiose e alla demolizione degli edifici in questione. La linea dura, in particolare, è stata varata nel 2013 e ha riguardato in maniera evidente – secondo gli attivisti – la provincia dello Zhejiang: con un’accelerazione nel 2015, si è arrivati a rimuovere 1200 croci illegali. Lo scorso anno, per la prima volta dal 2005, il governo ha ritoccato le leggi che regolamentano l’attività dei gruppi religiosi. Risultato: più controlli e sanzioni pecuniarie più pesanti per chi non rispetta le norme. Il fenomeno è stato monitorato anche dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, secondo cui ”il governo ha abusato fisicamente, detenuto, arrestato, torturato, condannato o usato violenza nei confronti dei membri di gruppi religiosi registrati o non registrati per attività connesse alla loro fede e alle pratiche religiose”.