Che mestiere fai? Censuro Céline… Un romanzo contro il massacro letterario

Può succedere che un libro risulti talmente scomodo, sconveniente e lontano dalla sensibilità contemporanea da essere censurato o non ristampato. E’ accaduto di recente ai libri antisemiti di Louis Ferdinand Céline, che avrebbero dovuto uscire per Gallimard. Ma l’editore ha fatto marcia indietro dinanzi alle proteste e alle critiche.  Ma a Céline potrebbe capitare anche di peggio: il suo capolavoro, Viaggio al termine della notte, potrebbe essere tagliuzzato e ridotto a poche pagine in nome dei codici del politicamente corretto…

Questo è proprio ciò che accade nel romanzo dello scrittore francese Patrice JeanL’homme surnuméraire – di cui parla Giulio Meotti oggi su Il Foglio. Si tratta, scrive Meotti, di “una satira sociale dove il protagonista, Clément Artois, è un editor disoccupato che trova lavoro presso la casa editrice Gilbert e ha il compito di espungere da un’opera le parti che feriscono la dignità dell’uomo, il senso del progresso e la causa delle donne”.  Accade così che il Voyage viene ridotto a una quarantina di pagine e che tutta la letteratura viene incasellata e imprigionata in due collane: Le Belle Lettere Egualitarie e i Romanzi senza Razzismo. Compito del protagonista sarà quello di occuparsi dei testi classici, epurandoli da frasi sessiste o razziste. Il risultato non è poi così lontano da quanto sta avvenendo in questi mesi in cui assistiamo a cambiamenti assurdi, come quello inflitto al finale della Carmen di Bizet, o a tentativi di mettere capolavori sul banco degli imputati, come nel caso del romanzo Via col Vento. 

Satira certo, quella del romanzo di Patrice Jean, ma anche denuncia di un atteggiamento illiberale che vuole imporre un pensiero unico e un linguaggio uniformato. La parole d’ordine della tolleranza trasformata nel suo contrario: l’intolleranza verso il passato, verso sensibilità culturali diverse, verso il pluralismo delle idee.