Cerno, da An a Renzi: una biografia stritola il condirettore di Repubblica

Una rasoiata. La “biografia” di Tommaso Cerno, prossimo senatore per volontà di Matteo Renzi, finora condirettore della “Repubblica” di De Benedetti, apparsa sul sito glistatigenerali.com, come “tutta da gustare” è davvero una rasoiata. Uno sfregio per chi, secondo gli autori, nella vita ha saputo “cogliere le occasioni e ignorare il concetto di coerenza“. Scrivono, perciò,  Michele Fusco e Massimiliano Gallo: “Famiglia borghese, sorella poetessa, il percorso di Tommaso Cerno comincia in politica. Corre l’anno 1995 e il nostro, a soli vent’anni, salpa da tutt’altre sponde. La sua fino a ieri prima e unica candidatura avviene con Alleanza Nazionale (avete letto bene, An) alle comunali di Udine, in sostegno di Silvana Olivotto. A reclutarlo per la nuova destra post-Fiuggi è Daniele Franz ex presidente del Fronte della Gioventù e per due volte deputato del fu partito di Gianfranco Fini. Raccoglie una manciata di voti e forse si rende conto che non ha scelto la platea più ricettiva per le sue battaglie in difesa dei diritti dell’universo Lgbt (che non si chiamava ancora così, Storace la faceva più diretta). Cerno abbandona rapidamente la destra. Già tre anni dopo, nel 1998, è nell’entourage – qualcuno lo definisce portaborse – del futuro sindaco del Pds a Udine Andrea Montich. Da An al Pds, ma non finisce qui. Lavora con l’ex sottosegretario dell’Udeur Mauro Fabris...” Ma ecco che -all’infatuazione per la politica-  segue la decrizione dell’altrettanto “folgorante” carriera giornalistica: “…direttore del Messaggero Veneto prima, de L’Espresso poi e infine condirettore di Repubblica. Appena tre mesi fa. Nomina fortemente caldeggiata dall’amministratrice delegata Monica Mondardini che, per dirla con le parole di “C’era una volta in America”, avrebbe scommesso tutto su Tommaso..”. Chi scrive mostra, invero, di conoscere anche particolari succosi della decisione di Cerno di candidarsi. Spiegando che alla richiesta di ripensamento fatta dall’ad, il condirettore avrebbe ribattuto chiedendo lumi sui tempi necessari a succedere all’attuale direttore Mario Calabresi o, in alternativa, la direzione de “La Stampa”. E poichè la risposta sarebbe stata negativa e pure di fastidio, il condirettore avrebbe scelto definitivamente la candidatura. Ma ecco che, apprese le intenzioni, pare che anche la redazione di Repubblica abbia cominciato a porsi quesiti. Anche perchè più di qualcuno ha cominciato a ricordare, scrivono Fusco e Gallo che “…il condirettore era sempre molto attento a tutto quello che veniva pubblicato su Renzi e il Pd. In maniera maniacale. In alcune occasioni, raccontano, sollecitava l’attenzione su iniziative renziane di cui nessuno era a conoscenza e che nessuna agenzia aveva ancora rilanciato, alimentando il sospetto che fossero anticipazioni in purezza che arrivano direttamente dal Nazareno. In più, ciliegina sulla torta, si narrava del suo Natale passato ad Arezzo, a casa Boschi, a consolare la povera Maria Elena ingiustamente attaccata dal mondo intero”. La chiusa dell’articolo è di rara efficacia.  I due autori ricordano che Tommaso Cerno diede alle stampe “A noi!” volume in cui spiegava il fascismo come tratto distintivo della politica italiana. Ecco già lì, il capitolo su Renzi era tutto un peana. Fusco e Gallo, consigliando una lettura integrale, ne riportano il periodo finale, che “é da leggere in tono ironico: «Bisogna credergli,(a Renzi ndr) perché lui è il nuovo taumaturgo del Belpaese. Non può sbagliare, gli italiani sono al suo fianco e lui è sereno, talmente sereno da potersi permettere di giocare alla Playstation mentre attende l’esito delle regionali 2015. Per chi non sta al suo passo, il futuro è uno solo: l’oblio». E qui Cerno dimostra di aver capito tutto con due anni e mezzo d’anticipo. E lui nell’oblio proprio non vuole finirci”. Però, che rasoiata!