Candidature: sinistra in tilt. E anche la Lorenzin, nel suo piccolo, s’incazza

giovedì 25 gennaio 12:49 - di Michele Pezza
beatrice lorenzin

Si è aggrovigliata intorno alla partita del Lazio la complicata partita delle alleanze. E se nel centrodestra è l’autocandidatura del sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi a ritardare la stipula dell’accordo sul nome di Stefano Parisi, a sinistra è il veto opposto da Liberi e Uguali (LeU) all’ingresso in coalizione della lista che fa capo a Beatrice Lorenzin a creare tensioni sulla composizione dei collegi uninominali. Ma è esattamente lì – ammonisce dai microfoni di Coffee Break il ministro della Salute – che «si dimostra se c’è la volontà di avere una coalizione o se gli alleati sono dei versatori di sangue per il Pd. È un veto pesante da digerire».

Dopo l’esclusione nel Lazio, la Lorenzin vuole più collegi

La Lorenzin, tuttavia, è rassegnata. Difficilmente, infatti, potrà sacrificare l’alleanza nazionale con Renzi per l’esclusione dalla coalizione nel Lazio: «Noi andremo da soli – dice – e vogliamo trovare una candidatura che ci permetta di dire la nostra sul sistema sanitario, sull’ambiente e sull’impresa». Problemi su liste e collegi li sta trovando anche lo stesso LeU, sebbene non sia in coalizione. «Sfido a trovare una forza politica che non abbia problemi sulla composizione delle liste», prova a minimizzare dagli schermi di Rainews 24 Pierluigi Bersani, che poi aggiunge: «Il problema vero è che più la si guarda questa legge elettorale e più ne emergono gli aspetti demenziali».

Bersani: «È il Rosatellum a creare problemi»

In realtà, l’esclusione della Lorenzin è una vittoria di Bersani. Ma lui e i suoi devono guardarsi dagli attacchi del Pd che li accusa di aver spaccato il partito al solo scopo di indebolire Renzi, favorendo M5S e centrodestra. Una lettura che, però, il diretto interessato rimanda al mittente: «La spaccatura – argomenta Bersani – non è tra i gruppi dirigenti ma nel profondo dell’elettorato del centrosinistra, e lo è da un bel po’. Io cerco di dare un motivo di tornare in campo a gente che non vota. Il centrosinistra ha perso perché un terzo dei suoi elettori è rimasto a casa». Per quanto riguarda gli scenari futuri, Bersani si mostra categorico: «Io con la destra non ci vado perché mi interessa il sistema. Non ci vado, punto».

 

Commenti

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  • Gianni 28 gennaio 2018

    LA MINISTRA LORENZIN VUOLE PIU” COLLEGI ; MA CHI E” LA LORENZIN , PERCHE NON TI FAI UN PO DI GIRI NEI PRONTOSOCCORZO IN ITALIA ? FACCIAMO VENIRE GLI IMMICRATI DAL “AFRICA FAI UN SALTINO COME HAI RIDOTTO GLI OSPEDALI , ALTRO CHE AFRICA . QUANDO NON SEI ALL”ALTEZZA VAI A SPASSO L”ITALIANI SI SONO ROTTI . TI VUOI RICANDITARE CON QUALE FACCIA?

  • bruno 26 gennaio 2018

    Il Ministro Lorenzin farebbe meglio invece di cercare i collegi di cercare letti negli ospedali,pronti soccorsi decenti,e togliere dai corridoi ospedalieri i malati che li riempiono.

  • Pietro 26 gennaio 2018

    Caro Mauro,
    tutto esatto! Non sono solo attaccati alle poltrone ma anche ai soldi (nostri!) Come fanno andare a lavorare che non sono capaci di niente? In pensione ci va solo chi ha lavorato! Per giocare a scopa ci vuole impegno e qualche amico. Ne Hanno?

  • Mauro 26 gennaio 2018

    Naturalmente non ci vai, ma allora che fai? Ritorno con il PD dopo essertene uscito? Non capisci che agli occhi del popolo italiano siete solo attaccati alle porltrone? Credete di essere invincibili, superpotenti ed invece sarebbe ora che andaste a lavorare veramente, o in pensione a giocare a scopa al bar.