Candidature: sinistra in tilt. E anche la Lorenzin, nel suo piccolo, s’incazza

Si è aggrovigliata intorno alla partita del Lazio la complicata partita delle alleanze. E se nel centrodestra è l’autocandidatura del sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi a ritardare la stipula dell’accordo sul nome di Stefano Parisi, a sinistra è il veto opposto da Liberi e Uguali (LeU) all’ingresso in coalizione della lista che fa capo a Beatrice Lorenzin a creare tensioni sulla composizione dei collegi uninominali. Ma è esattamente lì – ammonisce dai microfoni di Coffee Break il ministro della Salute – che «si dimostra se c’è la volontà di avere una coalizione o se gli alleati sono dei versatori di sangue per il Pd. È un veto pesante da digerire».

Dopo l’esclusione nel Lazio, la Lorenzin vuole più collegi

La Lorenzin, tuttavia, è rassegnata. Difficilmente, infatti, potrà sacrificare l’alleanza nazionale con Renzi per l’esclusione dalla coalizione nel Lazio: «Noi andremo da soli – dice – e vogliamo trovare una candidatura che ci permetta di dire la nostra sul sistema sanitario, sull’ambiente e sull’impresa». Problemi su liste e collegi li sta trovando anche lo stesso LeU, sebbene non sia in coalizione. «Sfido a trovare una forza politica che non abbia problemi sulla composizione delle liste», prova a minimizzare dagli schermi di Rainews 24 Pierluigi Bersani, che poi aggiunge: «Il problema vero è che più la si guarda questa legge elettorale e più ne emergono gli aspetti demenziali».

Bersani: «È il Rosatellum a creare problemi»

In realtà, l’esclusione della Lorenzin è una vittoria di Bersani. Ma lui e i suoi devono guardarsi dagli attacchi del Pd che li accusa di aver spaccato il partito al solo scopo di indebolire Renzi, favorendo M5S e centrodestra. Una lettura che, però, il diretto interessato rimanda al mittente: «La spaccatura – argomenta Bersani – non è tra i gruppi dirigenti ma nel profondo dell’elettorato del centrosinistra, e lo è da un bel po’. Io cerco di dare un motivo di tornare in campo a gente che non vota. Il centrosinistra ha perso perché un terzo dei suoi elettori è rimasto a casa». Per quanto riguarda gli scenari futuri, Bersani si mostra categorico: «Io con la destra non ci vado perché mi interessa il sistema. Non ci vado, punto».