Berlusconi rilancia: “Ecco come si finanzierà la flat tax”

Ultime limature nel programma di governo del centrodestra. Berlusconi, leader di FI, mentre sta per scadere il termine ultimo per la presentazione delle liste ( è lunedì alle 21) è tutto concentrato su un punto qualificante, il progetto fiscale. Sui suoi profili social è tornato a rilanciare «il pacchetto di misure che, una volta al governo, approveremo prima dell’estate: introduzione della Flat Tax; reddito di dignità; aumento delle pensioni più basse a 1.000 euro per tutti, comprese le mamme casalinghe». Nell’intervista rilasciata al Sole24Ore Berlusconi annuncia anche che punta «alla riduzione del debito, portandolo al 100% del Pil in cinque anni. Il tutto attraverso la crescita, come è normale in un’economia sana, fiscalmente non oppressiva. Inoltre valuteremo un grande piano di privatizzazioni finalizzata alla riduzione del debito».

Berlusconi: “La flat tax non sarà un costo”

Poi il quotidiano economico lo “sfida” sul punto-chiave del programma, le famigerate “coperture” : “L’ aliquota del 23% proposta da Forza Italia per la flat tax sarà l’obiettivo o il punto di partenza? E come garantirete la copertura?”, è la domanda che leggiamo sul quotidiano. Berlusconi risponde una volta per tutte su una domanda fuorviante: “Voglio chiarire una cosa: a regime, la flat tax non sarà un costo e quindi non avrà bisogno di coperture. La storia economica lo dimostra; in altri paesi una forte riduzione delle aliquote ha portato in un quinquennio ad un forte aumento del gettito fiscale. È successo nell’America degli anni ’60, quando a tagliare le tasse furono Kennedy e Johnson, e poi di nuovo negli anni ’80 con Reagan. Perché in Italia non dovrebbe funzionare ciò che ha funzionato negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, ed anche – in forme diverse – ad Hong Kong, nella Federazione Russa, di recente in Irlanda?”, risponde Berlusconi.

“Naturalmente sappiamo che l’aumento del gettito non sarà immediato, e quindi per il primo o il secondo anno l’aliquota della flat tax sarà fissata ad un livello che consentirà di non aumentare il deficit, in base alle coperture più che adeguate che abbiamo previsto: lo sfoltimento della giungla di detrazioni ed esenzioni che accompagnerà l’introduzione del nuovo sistema fiscale e l’emersione del sommerso, favorita proprio dalla semplicità e dalla convenienza del nuovo sistema fiscale. La soglia del 23% è un livello di partenza: quando la flat tax darà i risultati che ci aspettiamo, favorendo la crescita del Pil, sarà possibile ridurre ulteriormente quest’aliquota”.