Berlusconi, dal debito pubblico alle pensioni: ecco come farò ripartire il Paese

Dal debito pubblico al ruolo dell’Italia nell’Europa germanocentrica. Dalle tentazioni grilline allo spettro dell’astensionismo, passando per i rapporti con il Colle e fino al nodo centrale che potrebbe essere dirimente al momento del voto: pensioni e legge Fornero. In un’intervista al Corriere della sera il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, affronta e si sofferma sui punti caldi nell’agenda della campagna elettorale: quelli che l’esecutivo di centrosinistra che si rimpalla scettro e campanelle da diversi governi scelti al Nazareno e mai dagli elettori non hanno ancora affrontato o risolto. Quelli che agitano il malcontento profondo del Paese e che impaludano produttività e crescita, pressione fiscale e ripresa economica. Tutti nodi da sciogliere che l’ex premier tornerà ad analizzare anche questa sera, ospite di Giletti nel talk in onda su La7, Non è l’arena.

L’intervista di Berlusconi al Corriere della sera

E allora, si parte proprio da debito pubblico e pressione fiscale, che Berlusconi affronta e spiega nell’ottica di un piano in 5 punti con cui sciogliere i nodi e ripartire. Vediamo l’intervista nel dettaglio riproposta in uno schema riassuntivo, a partire proprio dai temi economici.

  1. Debito pubblico e pressione fiscale. Non a caso, dalle colonne del Corriere Berlusconi spiega come sia ormai indubitabile che «l’esperienza insegna come debito pubblico e pressione fiscale crescono insieme, come hanno dimostrato i governi di sinistra in questi ultimi anni. L’unico modo per abbatterlo è un grande piano di privatizzazioni, per 5 punti percentuali circa, che insieme alla ripresa della crescita e all’avanzo primario nei conti pubblici determinato all’aumento del gettito, porterebbe a un rapporto debito/Pil vicino al 100% in cinque anni, con la relativa riduzione della spesa per interessi». Così il leader di Forza Italia – nell’intervista al Corriere della Sera, come nei vari dibattiti in corsi in queste settimane calde di campagna elettorale in vista del voto del 4 marzo –  afferma di avere «ben chiari i costi» delle promesse fatte fino a ora e aggiunge: «Tagliare le tasse, a regime, non è un costo, anzi è un modo per incrementare il gettito dello Stato». E sul tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil, «è una regola forse stupida, ma noi la rispetteremo», assicura Berlusconi.
  2. Sul candidato premier. Quanto a chi sarà il candidato di Forza Italia a palazzo Chigi in caso di vittoria del centrodestra, l’ex Cav non si sbilancia: «Non cado nella simpatica provocazione: se le dessi un identikit si scatenerebbe la caccia al nome, con risultati più o meno fantasiosi, ma comunque fastidiosi per gli interessati. Lo rivelerò al momento opportuno, e sarà di assoluta autorevolezza. D’altronde, in ogni caso, il garante del programma e degli impegni presi con gli elettori sono e rimarrò io. Gli elettori non voteranno al buio».
  3. Legge Fornero. Berlusconi parla anche della legge Fornero che, dice, «affronta male un tema vero: l’aumento della vita media, collegato al calo della natalità, rende necessario un aumento dell’età pensionistica per mantenere i conti in equilibrio». E sottolinea: «D’altronde il tema pensioni non si esaurisce con la Fornero: l’aumento delle pensioni minime a 1000 euro per tutti, anche per le casalinghe, per noi è irrinunciabile».
  4. I rapporti con il Colle. Il leader di Forza Italia ribadisce poi di avere rapporti «eccellenti», «vera considerazione» con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
  5. Su astensionismo e tentazioni grilline il leader azzurro ritiene che siano «due facce della stessa medaglia: sono espressioni della condivisibile delusione e del legittimo disgusto per questa politica, e per questi politici, di molti elettori. Però sono due scelte che invece di risolvere i problemi li aggravano». Quindi, su uno degli argomenti più dibattuti negli ultimi giorni, la possibile vittoria dei grillini al Sud, è netto: «Noi vinceremo al Sud come al Nord. Però una cosa è vera: in questi anni il Sud è stato abbandonato a sé stesso ed è inevitabile che il vento della protesta spiri particolarmente forte nelle regioni economicamente più deboli».
  6. E dal Belpaese a Berlino, fino a Bruxelles: Berlusconi non crede che la debolezza della Germania, dove Angela Merkel non riesce ancora a formare un nuovo governo, possa aiutare un rilancio dell’Italia in Europa: «L’Italia in questi ultimi anni è stata debolissima in Europa anche su temi decisivi come la gestione del dramma dell’immigrazione. La via per recuperare autorevolezza però non passa dall’indebolimento degli altri, e comunque non sono affatto convinto che la signora Merkel alla fine uscirà davvero indebolita da quanto sta accadendo in Germania. Il rilancio del nostro ruolo passa dalla nostra capacità di esprimere un governo serio, stabile, competente, espressione del consenso degli elettori, capace di far ripartire il nostro Paese», conclude. Una conclusione che segna nettamente un nuovo, possibile inizio.