Bambino morto di meningite alla Spezia, la Asl difende l’ospedale

“Dall’esame della documentazione non emergono manchevolezze, inefficienze o inosservanze sia delle procedure di emergenza e cliniche che dei protocolli regionali per la sorveglianza e la gestione diagnostico-terapeutica delle malattie batteriche invasive”. È quanto reso noto dopo la conclusione dei lavori della commissione tecnica di Alisa, l’azienda sanitaria della Regione Liguria, costituita dopo il caso della morte per meningite da meningococco di un bimbo di 5 anni avvenuta ieri mattina all’ospedale Sant’Andrea della Spezia. “Da quanto disponibile – si legge nella relazione della commissione – si evince la particolare aggressività del caso e la tumultuosità del succedersi degli eventi. La Commissione rileva la gravità del quadro clinico consistente in una Meningococcocemia fulminante la cui prognosi risulta spesso infausta”. I lavori della Commissione si sono conclusi oggi nel primo pomeriggio. “Voglio ringraziare i componenti della Commissione – afferma la vicepresidente e assessore alla Sanità di Regione Liguria, Sonia Viale – che, riunitisi ieri, hanno lavorato senza sosta, concludendo le procedure di verifica in tempi rapidissimi”. Il Dipartimento di Scienze della Salute dell’Ospedale Policlinico San Martino ha concluso intanto gli accertamenti per la tipizzazione del batterio: a provocare la morte del bambino è stato il meningococco C. Per quanto riguarda la profilassi, avviata da Asl5 già da ieri pomeriggio, le procedure si sono concluse ieri sera con la somministrazione della terapia antibiotica a tutte le persone, sia adulti sia bambini, che nell’ultima settimana siano venute a stretto contatto con il piccolo. “È emerso, peraltro – continuano dalla Regione – che di tutti i bambini sottoposti a profilassi, circa il 90% era vaccinato per il meningococco C: un dato che rivela l’attenzione alta sul territorio spezzino per il pericolo meningite alla luce dei casi registrati nella vicina Toscana e che viene giudicato positivamente dalle autorità sanitarie preposte”.