Bambino di 9 anni venduto dalla madre su internet ai pedofili

Feroci polemiche in Germania per il caso choc di un bambino di 9 anni, venduto dalla madre su internet ad una rete internazionale di pedofili. La vicenda, come riporta il Messaggero, venuta alla luce nei giorni scorsi con l’arresto di 8 persone, e sulla quale si indaga in quattro Paesi – Germania, Austria Svizzera e Francia – sta rivelando aspetti inquietanti circa la corresponsabilità delle autorità che, per mancanza di coordinamento, non sono state in grado di proteggere il minore, pur essendo al corrente di tutti gli elementi di pericolo che gravavano su di lui.

Vende il figlio su internet: autorità sotto accusa

Il primo pericolo era costituito dal partner della madre, Christian L., un pedofilo acclarato, già condannato nel 2005 per aver molestato una tredicenne, e riconosciuto nel 2014 «a rischio recidiva», tanto da aver ricevuto il «divieto di avvicinarsi a persone di età inferiore ai 18 anni», racconta la Sueddeutsche Zeitung. Il secondo pericolo era costituito dalla madre. Quando i servizi sociali per i minori hanno saputo dalla polizia, un anno fa, che il bambino era finito in un giro di pedofili, lo hanno preso in custodia, ma solo per quattro settimane. Dopodiché la madre,  si legge ancora sul Messaggero, che in un primo momento aveva acconsentito alla custodia, lo ha rivoluto indietro. E il giudice lo ha concesso, a condizione che il partner non vivesse più con loro. Cosa che non si è poi verificata. La polemica ora è scoppiata per il fatto che nessuno, tra giudici, tribunali e servizi sociali, si è preoccupato di verificare che il bambino non avesse già subito abusi fisici e psicologici e che non siano stati in grado di proteggerlo.