Antifascismo, ultima spiaggia della sinistra in crisi. A Empoli corteo senza un perché

A Empoli non è successo recentemente alcunché  di eclatante, a parte una lettera  minatoria inviata al sindaco, Brenda Barnini. Un fatto certo esecrabile, ma che purtroppo è frequente nelle amministrazioni locali italiane. Nulla che comunque possa giustificare una “mobilitazione antifascista” in perfetto stile resistenziale doc. Eppure è quello che succederà sabato prossimo nella cittadina toscana. L’appuntamento è enfaticamente annunciato come   “grande manifestazione antifascista“. È evidente l’intento dei promotori (Cgil, Aned, e di ex partigiani Anpi, dell’Arci, di Libera, di Udu) di allestire una manifestazione politica nella rossa Toscana in piena campagna elettorale.

Per una sinistra a corto di argomenti, non c’è niente di meglio che mobilitare i cuori e le menti dei propri militanti in nome dell’antifascismo. Non per niente Empoli è  considerata la “capitale toscana dell’antifascismo”, un appellativo riconosciuto nel 1964 da parte del Consiglio regionale della Resistenza. I “compagni” locali pensano probabilmente di legittimare questa posizione di privilegio nell’empireo antifascista, in un periodo in cui i seguaci di Fiano e della Boldrini sono in stato di alterazione in tutto il Paese. Basterà solo dire che domenica scorsa la presidente della Camera è piombata su Busto Arsizio, nel cuore di quella Lombardia in cui è candidata, per promuovere l’antifascismo doc e prendendo a pretesto il fantoccio con la sua effige bruciato in piazza la settimana scorsa (non s’è trattato però  di intolleranza politica ma di spirito strapaesano).

La Boldrini un pretesto l’ha comunque trovato. Ma i “compagni” di Empoli non si sono invece neanche posti il problema. A loro basta dire “Mai più fascismi” e cantare Bella Ciao. Contenti loro…