Allarme Lampedusa, è un hotspot a cielo aperto. Il sindaco va da Minniti

Incontro domani a Roma tra il sindaco di Lampedusa, di area Pd, Totò Martello, e il ministro dell’Interno, Marco Minniti. Al centro del faccia a faccia, richiesto dal primo cittadino delle Pelagie, l’emergenza immigrazione dopo gli ultimi fatti di cronaca che hanno fatto registrare un aumento della tensione nell‘hotspot di contrada Imbriacola. Appena un paio di giorni fa, infatti, alcuni tunisini ospiti del centro si sono resi protagonisti di una sassaiola contro gli uomini delle forze dell’ordine in servizio all’interno della struttura. Un carabiniere è rimasto ferito, anche se in maniera lieve, al viso. Appena qualche settimana prima un’altra tragedia aveva sconvolto l’isola. Un clandestino si era tolto la vita, impiccandosi in un casolare abbandonato poco distante dal centro. Al capo del Viminale il sindaco Martello ribadirà una richiesta ripetuta come un mantra negli ultimi mesi. “Chiediamo il rispetto delle regole – dice -. L’isola non può diventare un hotspot a cielo aperto, i migranti devono restare qui per non più di 24-48 ore e il sistema dei trasferimenti deve funzionare”. Per il primo cittadino, infatti, c’è “un problema di ordine pubblico e di sicurezza anche per gli stessi ospiti del centro, che vagano per le strade di Lampedusa”. In questo modo per Martello “si mortificano i diritti degli stessi migranti” e si apre la strada a “un rischio sempre crescente di disordini”. Nell’hotspot attualmente si trovano 210 migranti, dopo gli ultimi 50 trasferiti sabato scorso. “Se la legge dice che non possono uscire dalla struttura non dovrebbero potere girare liberamente per strada – spiega Martello -, ma la verità è che le regole non sono assolutamente rispettate”. Adesso il timore del sindaco di Lampedusa è che sul fenomeno migratorio cali l’attenzione. “Non è più argomento da campagna elettorale – dice -. Dalla Libia ne sono arrivati 40mila in meno con le politiche di Minniti e questo ha tolto forza agli slogan elettorali. Così di immigrazione non si parla più e i problemi restano in capo ai sindaci e alle comunità in prima linea nell’accoglienza. Dal ministro mi aspetto una maggiore attenzione nei confronti di Lampedusa, ma anche di questa gente che sbarca sulla nostra isola”. Il clima sulla più grande delle Pelagie, infatti, è sempre più pesante con un numero sempre maggiore di migranti che chiede di essere trasferito. In molti hanno tentato la fuga dall’isola nascondendosi dentro gli autocompattori che portano sulla terraferma l’immondizia. “Ne abbiamo salvati circa una trentina – racconta il sindaco – che nascosti in mezzo ai rifiuti hanno rischiato la morte a causa delle esalazioni”.