Al festival di Sanremo spunta la canzone che sfotte Renzi il “rottamatore”

Il loro brano sanremese è quello di cui più si è già sentito parlare, per via di quelle citazioni del “rottamatore”, del “candidato” e del “niente nuovo che avanza”, che hanno fatto drizzare le orecchie a chi era preoccupato che un festival in periodo prelettorale non fornisse nemmeno un spunto ai professionisti della polemica sulla par condicio. Lo “Stato Sociale”, band elettropop bolognese (i cinque componenti firmano tutto tutti, dai brani ai romanzi), nato nel 2009 come realtà ultra-indie e arrivato in 8 anni a conquistare il Forum di Assago e date sold out in tutta Italia, non si è snaturato per il suo esordio sul palco dell’Ariston. «Andiamo a Sanremo ma rispettando la fisica dell’acqua: cambia il contenitore ma non il contenuto», spiega Lodovico Guenzi.

«D’altronde da quando abbiamo iniziato nel 2009 nella nostra sala prove campeggia un cartello con scritto: ‘A Sanremo nel 2017‘. Abbiamo solo ritardato di un anno. Però era negli intenti. In realtà siamo sempre stati seguaci di alcune dinamiche. Vogliamo arrivare penultimi ex aequo con Elio e Le Storie Tese. Il festival è un osservatorio sociale e di costume straordinario», aggiunge Alberto Cazzola. I vostri fan l’hanno presa male? «No, si sono divertiti. Hanno reagito molto peggio quando hanno visto un nostro video su Vevo. sembrava che avessimo venduto l’anima al diavolo».

A Sanremo, Alberto Cazzola, Lodovico Guenzi, Alberto Guidetti, Enrico Roberto e Francesco Draicchio portano “Una vita in vacanza”, un pezzo contro il “vivere per lavorare” che elenca tra i mestieri “tutto e il contrario di tutto” (dall’esodato alla fashion blogger, dall’influencer al cuoco stellato, ma anche il rottamatore, esplicito sfottò al lavoro svolto negli ultimi anni da Renzi…) e poi invita ad andarsene in vacanza. Un invito che a poche settimane dalle urne può suonare come un invito all’astensione: «È un pezzo nato di ritorno dalle vacanze. Un pezzo politico in senso ampio, contro la tendenza sempre più diffusa ad identificare completamente l’individuo con la sua professione. Non ci sono riferimenti ai partiti». Ma chi gli crede? Basterebbe ascoltare qualche video delle loro partecipazioni “antifasciste” ai vari concertoni del Primo Maggio…