Addio a Marina Ripa di Meana. Donna eccentrica, volitiva, mai banale

Marina Ripa di Meana non ce l’ha fatta a doppiare i suoi “primi” 40 anni. Malata di cancro da tempo, Elide Punturieri, questo il vero nome di Marina, è morta nella sua casa romana circondata dall’affetto dei suoi numerosissimi parenti. Certo è che era consapevole e preparata. Aveva detto infatti a tutti quelli che l’hanno frequentata durante le feste che “questo sarà il mio ultimo Natale“. E così in effetti è stato. Coniugata Ripa di Meana è nata e cresciuta a Reggio Calabria 76 anni fa. Città che abbandonò dopo gli studi cominciando a lavorare come stilista e aprendo un atelier di alta moda a Roma, in Piazza di Spagna insieme con l’amica Paola Ruffo di Calabria, più tardi principessa di Liegi e divenuta poi, dal 1993 al 2013, regina del Belgio. Diventa quindi una delle protagoniste della vita mondana della Capitale dagli anni sessanta in poi. Sale alla ribalta della cronaca sposando il 10 giugno 1964 Alessandro Lante della Rovere, appartenente all’importante famiglia aristocratica romana, da cui ha una figlia, Lucrezia, divenuta una nota attrice teatrale, cinematografica e televisiva. Frequenta gli ambienti altolocati della nobiltà capitolina, le cui vicende in quegli anni si intrecciano con quelle raccontate ne La dolce Vita di Federico Fellini. Conosce Moravia e Pasolini, è vicina a tanti artisti, amica di Mario Schifano e Tano Festa, negli anni settanta ha una tormentata relazione extraconiugale con il pittore Franco Angeli sulla quale scriverà un libro, Cocaina a colazione (2005), raccontando di essere arrivata a prostituirsi per poter comprare la cocaina al suo amante. Successivamente divorzia da Alessandro Lante della Rovere e intraprende una serie di relazioni sentimentali, non ultima quella con il giornalista Lino Jannuzzi, di cui dà conto nel suo best seller I miei primi quarant’anni. Nel 1982 si sposa in seconde nozze con il marchese Carlo Ripa di Meana, testimoni della sposa erano gli scrittori Alberto Moravia e Goffredo Parise, mentre testimone dello sposo era il leader socialista Bettino Craxi; comunque, anche dopo il matrimonio, per alcuni anni continuerà a farsi chiamare e a essere indicata come Marina Lante della Rovere, fino a proibizione del Tribunale di Roma su istanza mossa dello stesso duca Lante della Rovere, dopo che Marina aveva firmato delle opere autobiografiche con il suo cognome; solo dopo tale ingiunzione inizierà a essere indicata come Marina Ripa di Meana. Dagli anni novanta in poi ha inoltre preso parte, in Italia e in altri paesi, a svariate campagne contro lo sterminio dei cuccioli delle foche, contro l’uso per moda e vanità delle pelli e delle pellicce, contro le corride, contro gli esperimenti nucleari francesi. Da tempo lottava contro il cancro. Questa estate si era fatta vedere in televisione con il corpo coperto da una veletta spiegando di nascondersi a causa dei segni sul viso lasciati da una terapia contro il male. Male che, dopo 16 anni di battaglie, si è portato via questa donna  eccentrica, certo, ma mai scontata e mai banale.