Acca Larenzia/Memorie. La reazione del Msi: processate i capi, lasciate stare i ragazzi

Nel quarantennale dell’eccidio di Acca Larenzia pubblichiamo alcuni documenti tratti dall’archivio del Secolo d’Italia sulla strage che colpì in modo lacerante la comunità missina. Di seguito l’ordine del giorno elaborato dalla segreteria nazionale del Msi nelle ore seguenti all’agguato. 

Il barbaro eccidio di Roma si colloca, politicamente e moralmente, al confine tra la guerriglia in corso da mesi in tutta Italia e specialmente nella capitale, e una condizione di vera e propria guerra civile. La cinica scelta delle vittime, giovanissimi militanti di destra, la scelta del tempo politico, coincidente con una crisi aperta a tutti gli sbocchi, la scelta della parte colpita, che da troppo tempo è sotto il tiro di tutte le discriminazioni e di tutte le provocazioni, indicano con allucinante chiarezza gli obbiettivi che i mandanti e gli esecutori si sono prefissi: obbiettivi intesi a colpire e a stroncare la società civile e nazionale nel suo complesso, in una corsa folle verso la distruzione che vedrebbe vincitori soltanto gli oscuri interessi, interni e internazionali, della sovversione.

Il Msi-Dn, mentre innalza più fieramente che mai la bandiera dell’ordine contro la sovversione, della civiltà contro la barbarie, della Nazione unita contro ogni ulteriore spinta verso la guerra civile; e mentre si inchina dinanzi al sacrificio degli eroici suoi giovani militanti, che ancora una volta hanno pagato con la vita la indistruttibile fedeltà negli ideali che muovono tutto il partito e che più che mai lo uniscono, dal vertice fino alla base, in una fermissima volontà di non cedere alla offensiva del sovversivismo; interpretando sentimenti, volontà, imperativi morali di tutta la gioventù italiana, quella autentica, senza distinzioni di parte; e invitando tutte le forze politiche responsabili a cogliere questa tragica occasione per sbarrare la strada, una volta per tutte, alla campagna di odio e di discriminazione che ha preceduto e determinato lo spargimento di sangue, chiede:

-che il Ministro della Pubblica Istruzione proclami un giorno di lutto in tutte le scuole d’Italia, in memoria degli studenti romani assassinati dalla furia bestiale dei sovversivi;

– che le onoranze funebri per le giovani vittime della sovversione siano onoranze di Stato  e non di parte, senza insegne di alcuna forza politica, ma con la partecipazione di tutte le forze politiche impegnate a difendere l’ordine nella libertà e a impedire che i giovani continuino ad essere le vittime dell’odio che si è scatenato nel nostro Paese;

-che il Parlamento nazionale e tutte le assemblee regionali e locali dedichino una seduta alla celebrazione delle giovani vittime e al responsabile esame delle misure da prendere concordemente per porre fine allo stillicidio del giovane sangue;

– che abbia termine la odiosa campagna di discriminazione,in atto da tempo, contro i giovani della Destra nazionale e che, sospendendosi con effetto immediato i processi in corso, contro giovani e giovanissimi, per presunta riorganizzazione del disciolto partito fascista, si accelerino finalmente le procedure per celebrare il processo, tante volte preannunziato, contro i parlamentari nazionali del Msi-Dn, segretario e presidente in testa, i quali da gran tempo reclamano di essere giudicati, sia perché solo in tal modo la crisi politica italiana potrà uscire dalle secche della discriminazione di parte, sia e soprattutto perché sia per sempre stornata dal capo dei giovani, di qualsiasi tendenza politica, una bufera i divisione, di persecuzione, di odio, che sta precipitando l’Italia nell’abisso.

(dal Secolo d’Italia del 9 gennaio 1978)