A Davos l’Italia si presenta agli ultimi posti delle economie avanzate

Il dispositivo di polizia ed esercito per garantire la sicurezza durante il Forum economico mondiale (Wef) è pronto, anche qualora a Davos dovesse giungere il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il costo ammonta a 9,5 milioni di franchi. A garantire la sicurezza a Davos e nei dintorni della località saranno gli agenti delle 26 polizie cantonali e del Principato del Liechtenstein, nonché 4400 soldati, di cui il 93% di milizia. La partecipazione di Trump, venerdì, in forse in seguito allo shutdown, innescato da voto negativo del Senato al provvedimento per finanziare il bilancio di governo, ha richiesto misure particolari. “Dall’ultima partecipazione al Wefdi un presidente statunitense, Bill Clinton nel 2000, le sfide sono più complesse”, ha detto la polizia, aggiungendo che “la polizia collabora con le autorità federali e con i servizi segreti degli Usa da due settimane: tutto funziona a meraviglia”. Inoltre, indipendentemente dalla presenza di Trump, sin dal 2015 il dispositivo di sicurezza tiene conto di un livello di minaccia superiore, in particolare legato ad attacchi di singole persone. Lo spazio aereo è chiuso su un raggio di 25 chilometri – e comprende dunque in parte anche i cieli austriaco e italiano – fino a 6000 metri sopra il suolo. Le Forze aeree impiegano velivoli del tipo Pilatus PC-7, elicotteri Super Puma e jet da combattimento F/A-18. La base aerea è l’aeroporto di Meiringen, nell’Oberland bernese. Velivoli non autorizzati, in casi estremi, possono essere abbattuti: l’ordine è di competenza del Consiglio federale. Il maggiore cambiamento nel dispositivo di sicurezza rispetto alla passata edizione è l’estensione dell’aerodromo nei pressi del Davosersee, il laghetto a nord della cittadina. La superficie è raddoppiata.

Italia agli ultimi posti delle economie avanzate per inclusione sociale. E’ quanto emerge dal nuovo rapporto sull’Indice dello sviluppo inclusivo pubblicato dal World economic forum di Davos. L’Italia si piazza al 27esimo posto su 29 paesi avanzati esaminati, con uno score di 4,31, all’interno di una scala che va da 1 (performance peggiore) a 7 (performance migliore). Tra i Paesi avanzati fanno peggio dell’Italia solo Portogallo (3,97) e Grecia (3,70). I paesi con migliore performance in termini di inclusione (elaborata tenendo conto di diversi fattori come il reddito medio, coefficiente Gini e tasso di povertà) sono quelli del Nord Europa. Al primo posto della classifica troviamo infatti la Norvegia dove con un punteggio di 6,08; a seguire in ex equo Islanda e Lussemburgo con 6,07; poi Svizzera (6,5), Danimarca (5,81) e Svezia (5.86). La Germania si attesta al 12mo posto con 5,27; la Francia al 18mo con 5,05. Per trovare gli Stati Uniti bisogna scorrere la lista fino al 23esimo posto con uno score di 4,60; mentre il Giappone si piazza al 24esimo gradino con 4,53.

“La crescita globale sta accelerando dal 2016, e tutti i segnali indicano che continuerà a rafforzarsi”. Così il direttore del Fmi Christine Lagarde a Davos durante la presentazione dell’aggiornamento del Wef. Un andamento che “incoraggia ma non soddisfa”, aggiunge Lagarde, sottolineando che troppe persone sono rimaste escluse dalla ripresa. Circa un quinto della popolazione delle economie in via di sviluppo ed emergenti ha visto il reddito procapite diminuire. Inoltre lagarde ha rilevato come la ripresa in corso sia principalmente dovuta a fattori ciclici, osservando che restano sul tavolo i nodi che hanno caratterizzato l’ultima crisi, scarse riforme, invecchiamento della popolazione e scarsa produttività. Tocca ai leader politici intraprendere le azioni in questa direzione e “riparare il tetto quando splende il sole”, afferma Lagarde sollecitando i governi a mettere mano alle riforme per una crescita inclusiva e sostenibile in questa fase di ripresa dell’economia per non trovarsi con l’acqua alla gola in caso di nuove crisi.