Virginia cambia look. I media impazziti le danno il benvenuto nella Casta

Stavolta l’abito ha fatto il monaco. Lo ha scritto Il Foglio a proposito della svolta glam di Virginia Raggi e dell’abito principesco indossato alla prima dell’Opera di Roma, con annessa stola appartenuta ad Anna Magnani. L’abito a volte fa il monaco, è vero. Nella storia non mancano esempi clamorosi, Nicole D’Oliva era una bella ragazza di dubbia reputazione eppure finse di essere Maria Antonietta e ingannò il cardinale Rohan nello scandalo del collier. L’abito, insomma, ha una sua potenza simbolica. Francesco d’Assisi, non a caso, si tolse i ricchi panni da figlio del mercante per farsi Poverello di Dio.

A Virginia Raggi devono averglielo spiegato. Per far dimenticare i guai della Capitale e anche il pauperismo implicito comunicato dall’albero di Natale di piazza Venezia (ribattezzato Spelacchio dai perfidi romani) doveva apparire sontuosa e impeccabile. Trasformarsi da brutto anatroccolo in cigno. Far dimenticare l’immagine di lei piena di dubbi sul tetto del Campidoglio. E pare che l’impresa sia riuscita. “Ho scoperto un collo da cigno e sono rimasto sorpreso dalla sua grazia innata”, così dice infatti lo stilista Guillermo Mariotto, designer della casa Gattinoni e regista della passerella trionfale della sindaca alla prima dell’Opera, intervistato dal Corriere.

Maria Latella scomoda addirittura un paragone con la Audrey Hepuburn di Sabrina che torna da Parigi bella e raffinatissima. Un colpo andato a segno, dunque, quello di Virginia, vincente sul piano del look benché sommersa dalle critiche per il suo immobilismo e per i pasticci combinati con gli assessori. Ma quanto durerà?

La risposta già la sappiamo. Pochissimo, perché l’incapacità politica non si cura dallo stilista. Ma resta da sottolineare un dato: l’impazzimento mediatico che accompagna le donne in politica concentrandosi sui loro tailleur e sui centimetri di tacco esibiti. Un destino cui si è dovuta piegare anche una rappresentante di quei Cinquestelle che hanno mietuto consensi proprio perché estranei (o ritenuti tali) all’apparenza ipocrita esibita dalla Casta. Gli stessi Cinquestelle che, svestiti i panni da giacobini, applaudono ora la loro improbabile principessa. Ed è così che il momentaneo trionfo della Raggi diventa un’altra ferita alla natura originaria del Movimento. Un effimero successo d’immagine che capovolge anche simbolicamente gli intenti ribellistici di un tempo ormai lontano: meglio il red carpet, dunque, dell’apriscatole con cui bisognava aprire il Parlamento paragonato a una “scatoletta di tonno”.