Una lunga scia di sangue arrivata fino in Spagna: ecco chi è Igor il russo

Un killer spietato. Un ex militare addestrato per uccidere e in grado di sopravvivere in condizioni estreme.In questi mesi di ricerche senza esito, di Igor il russo – che poi è di origini serbe –si è detto e scritto di tutto, alimentando il mito di una specie di Rambo fantasma. E invece è solo un feroce assassino abile nel nascondersi. Uno specialista nell’usare false identità e un fuggitivo abile nel cambiare aspetto. Gli investigatori lo descrivono come un uomo feroce, gelido e pronto a tutto. Determinato e addestrato nelle tecniche di sopravvivenza estrema.

Ecco chi è Igor il russo

Feroce, determinato, pericolosissimo. E, soprattutto, disposto a uccidere pur di non farsi prendere: come testimoniato ancora una volta le ultime tre vittime di Igor il Russo, freddate in Spagna: l’allevatore José Luis Iranzo e i due agenti, Víctor Romero Pérez, (30 anni, di Calanda, Teruel) e Víctor Jesús Caballero Espinosa, (38 anni di Cádiz), uomini della Guardia Civil impegnati nelle indagini sui furti commessi in una zona rurale. E anche se nell’immaginario mediatico si è trasformato in un Rambo con arco e frecce, Norbert Feher alias Igor Vaclavic, detto Igor il Russo, il killer di Budrio catturato nella notte in Spagna, dopo mesi di latitanza, e al termine di una sparatoria in cui sono morte tre persone, è semplicemente un gelido assassino, capace di uccidere a sangue freddo. Per il resto, del 41enne Igor si sa poco o nulla. Uomo dai tanti alias, nel corso degli anni ha utilizzato nomi falsi e identità fittizie per nascondersi e sfuggire alla giustizia. Si riteneva che fosse un russo, un ex militare dell’Armata Rossa, ma in un secondo momento è emerso invece che è di origine serba ed è ricercato nel suo paese per rapina con violenza sessuale. Su un profilo Facebook con il nome di Ezechiele Norberto Feher, che si ritiene sia riconducibile a lui, ci sono foto dell’uomo in diverse mise e link ad armi da fuoco e macchine da corsa.

Un killer spietato, un fantasma con arco e frecce

Ma negli ultimi mesi è diventato soprattutto un fantasma, sparito nel nulla, capace di tenere sotto scacco legioni di militari tra polizia, carabinieri, agenti speciali e cecchini, impegnati per settimane a dargli la caccia. Le ricerche sono andate avanti senza sosta tra paludi e casolari abbandonati nelle campagne del Bolognese e del Ferrarese. Ma del killer non è stata mai trovata nessuna traccia. Sembrava essere sparito nel nulla, non prima di aver freddato Davide Fabbri, il barista di Budrio (Bologna), ucciso lo scorso 1 aprile durante un tentativo di rapina, e Valerio Verri, la guardia ecologica volontaria uccisa nelle campagne del Mezzano (Ferrara) sette giorni dopo, durante la sua attività di anti-bracconaggio. Non solo: su Igor bravano anche le ombre di altri omicidi insoluti; il killer, infatti,  è sospettato anche dell’omicidio del metronotte Salvatore Chianese, ucciso il 30 dicembre 2015, davanti a una cava tra Fosso Ghiaia e Savio, nel Ravennate. E prima di essere accusato dei due omicidi a lui attribuiti per certo, Igor il russo era ricercato per alcune rapine violente commesse nel Ferrarese nell’estate del 2015. Su di lui pendeva anche un mandato di arresto europeo. Nel 2007 era stato invece arrestato per rapine ad agricoltori, minacciati con arco e frecce, nelle campagne tra Rovigo e Ferrara, ed era uscito dal carcere nel 2015. Di lui si sa anche che faceva parte della banda dei rapitori di Pier Luigi Tartari, il pensionato sequestrato e ucciso nel settembre 2015. Ora la fuga del ricercato numero uno, braccato in Spagna e identificato grazie alle impronte digitali, è finalmente finita.

Ecco le tappe di 8 mesi di fuga

  1. Otto mesi fa l’omicida si era dato alla fuga con un Fiorino, poi abbandonato, dopo aver speronato tre pattuglie dei carabinieri armate di mitra tra Consandolo e Molinella, prima di scomparire nelle campagne tra Campotto e Marmorta, in provincia di Ferrara, in un perimetro di circa 40 chilometri.
  2. Il Fiorino. Dopo il ritrovamento della vettura erano stati repertati gli oggetti ritrovati all’interno tra cui garze, cerotti e una maglietta sporca di sangue, oltre a un giubbotto verde mimetico, alcuni viveri e una bicicletta.
  3. La zona rossa. Il killer veniva descritto come profondo conoscitore delle zone del Mezzano, dove trovava rifugio da più di 10 anni: quella stessa zona tra il Bolognese e il Ferrarese che è stata identificata come “zona rossa” e setacciata per giorni alla ricerca del latitante serbo. Ma capace di confondere le autorità, attraverso altre identità.
  4. L’identikit. In un primo momento, infatti, per quanto riguarda l’identikit di Norbert Feher, si credeva fosse di origini russe per poi rivelarsi un ex militare serbo, già arrestato in due occasioni per furti e rapine nel Polesine e nell’Argentano, rispettivamente nel 2007 e nel 2010, e ricercato anche per tre rapine compiute nel 2015 e per una rapina con violenza sessuale in Serbia.
  5. Il riconoscimento. Il killer è stato riconosciuto in modo inequivocabile da Ravaglia, la guardia ecologica ferita durante l’aggressione subita assieme a Verri. Dal suo letto del reparto di terapia intensiva dell’ospedale Bufalini di Cesena ha ricostruito quanto accaduto: dopo aver fermato Igor nelle campagne del Mezzano per un controllo anti-bracconaggio, il fuggitivo ha sparato quattro colpi contro Ravaglia e uno contro Verri, uccidendolo con la stessa pistola che aveva ucciso il barista.
  6. La pistola, un’arma sottratta pochi giorni prima dell’omicidio di Budrio. Nella notte tra il 29 e il 30 marzo, infatti, una guardia giurata è stata aggredita a Consandolo: alle 2:30 circa, un uomo armato di fucile ha disarmato un dipendente della Securpol accorso per un allarme scattato in una piadineria. L’arma sottratta era una Smith&Wesson argentata calibro 9×21: la stessa che il primo aprile ha ucciso Fabbri e, una settimana dopo, Verri.
  7. Le ultime vittime. E altre tre vittime si aggiungono, purtroppo, al numero delle persone che hanno perso la vita durante la caccia al killer di Budrio: durante le fasi del suo arresto in Spagna, infatti – come riporta la Guardia Civil su Twitter – viene indicato come autore dell’omicidio di due poliziotti e di una terza persona.