“Ti sculaccerei”. I messaggi del sindaco Pd alla donna molestata

«Posso camminare a testa alta e non ho mai fatto la vittima, anche se questa vicenda mi ha devastata». Elisa, 37 anni, vedova, una bambina di 8, impiegata part-time, affida al Corriere della Sera la sua versione dei fatti. Le molestie subite dal sindaco di Mantova, Mattia Palazzi, gli screenshot “salvati” sul suo telefonino, la denuncia alla polizia, lo scandalo che ha rovinato il fedelissimo di Renzi, ora accusato di aver chiesto favori sessuali e al centro di un’inchiesta per tentata concussione continuata.

Elisa, vicepresidente di un’associazione, per un anno sostiene di aver ricevuto pressanti avancés tramite messaggi WhatsApp, con toni volgarissimi. «Staresti bene messa a…, sei una birichina, ti sculaccerei», «Ricordati che le cose non vanno avanti senza il benestare del sindaco, attieniti alle regole». «Vieni qui che ti….». Al Corriere la signora Elisa rivela:«Non ho fatto esposti, non ho presentato querele», riferendosi al fatto che se l’indagine è partita è perché la presidente dell’associazione, Cinzia Goldoni, con la quale si era confidata, ma anche grazie a un esposto di un esponente della minoranza, Giuliano Longfils (Forza Italia), che aveva aperto uno squarcio non solo sulla vicenda dell’ipotetico ricatto sessuale, ma sull’insieme dei finanziamenti concessi dal Comune durante l’amministrazione Palazzi. Alla donna il sindaco del Pd aveva chiesto di essere “gentile” in cambio di fondi destinati all’associazione di cui faceva parte. «Io non giudico nessuno, non porto rancore. Semmai mi difendo come donna». Il 24 maggio 2012 suo marito era morto in un incidente stradale, da lì era iniziata una vita di difficoltà raccontata in un libro autobiografico, prima dell’incrocio col sindaco Palazzi.