Siria, nuove testimonianze dell’orrore Isis: altre fosse comuni con decine di corpi

La furia e la brutalità di un esercito di terroristi e tagliagola, ormai acefalo e in fuga sparpagliata ovunque, ha seminato sangue e morte per anni prima della resa finale, e in Iraq come in Siria: tanto che le testimonianze, purtroppo sempre più frequenti, di quegli orrori non fanno che emergere a macchia di leopardo ovunque al confine tra quei due mondi devastati dalla guerra contro ribelli e miliziani stragisti.

Siria, altre fosse comuni trovate a ovest di Raqqa

E allora, oggi come a novembre, come a metà ottobre, come l’anno scorso, altre due fosse comuni, contenenti i corpi di decine di civili e di militari dell’esercito di Damasco giustiziati dal sedicente Stato Islamico (Is), sono state trovate a ovest di Raqqa, nel nord della Siria. Lo ha reso noto l’agenzia di stampa Sana. Le due fosse comuni sono state individuate grazie alle indicazioni fornite dagli abitanti di Wawi, nella zona occidentale della provincia di Raqqa al confine con la Turchia. Ci vorranno diversi giorni per recuperare i corpi delle vittime «considerata la zona vasta delle due fosse comuni», ha detto la Sana citando una fonte della protezione civile siriana. E rinviando, con poche parole, all’orrore sconfinato patita da quella gente, in quelle terre.

… e dalla Siria, alle testimonianze dell’orrore in Iraq

Un orrore senza fine, lo stesso che continua ad emergere anche in Iraq, dai meandri delle città fantasma appena strappate ai miliziani del terrore. Profondità scavate nel terreno che, appena alla fine del novembre scorso, hanno fatto riemergere nella città irachena di Hawija, nel Nord del Paese, nel deserto tra Baghdad e Mosul, solo alcune delle terrificanti testimonianze della barbarie jihadista. E ancora, sempre a novembre, e proprio nelle stesse ore in cui si stava svolgendo il summit di Sochi, con Assad prima, e Rohani e Erdogan, poi, a ufficializzare con Putin la fine dell’Isis, sconfitto in Siria come in Iraq, le forze della sicurezza irachena riferivano di aver trovato una fossa comune a Sinjar, nel nord del Paese, a ovest di Mosul, contenente i resti di 73 civili yazidi, uccisi dal sedicente Stato Islamico ormai a brandelli e in fuga disordinata verso le alture irachene. «Le vittime erano yazidi uccisi da Daesh dopo che il gruppo terroristico ha preso il controllo di Sinjar», rendevano noto i media qualche settimana fa, spiegando come la minoranza etnico-religiosa degli yazidi fosse una comunità tradizionalmente presente nella provincia di Ninive nel nord dell’Iraq e rivelando, una volta di più, come in quelle zone del Paese “liberato” l’orrore dei miliziani dell’Isis abbia pesantemente infierito su quella gente in particolare, e in quelle zone specialmente, dove il sommerso da rivelare potrebbe essere ancora tanto. Come gli ultimi drammatici aggiornamenti odierni, purtroppo, dimostrano ancora una volta.