Rai, l’architettura fascista arriva in prima serata e fa il boom di ascolti

“Sì, il fascismo era un regime, una dittatura, però bisogna ammettere che le opere degli architetti del Ventennio ancora sono ammirate in tutto il mondo…”. La sintesi del grande giornalista italiano, Paolo Mieli, è più o meno questa: scusate se faremo irritare qualcuno (vedi Fiano…) ma non possiamo non raccontare, da storici, nella “Grande storia”, programma di approfondimento andato in onda in prima serata, il genio degli architetti del fascismo che ricostruirono mezza Italia e che ancora oggi, con le loro opere, sono ammirati e imitati in tutto il mondo.

Il Foro Italico a Roma, la Stazione Santa Maria Novella a Firenze, il Ponte sulla Laguna a Venezia sono alcune delle tracce che il ventennio fascista ha lasciato in Italia, per non parlare dell’Eur e di decine di palazzi in tutte le principali città italiane. La ricostruzione di quel periodo di inventiva e di investimenti sull’urbanistica è stata coronata da un grande successo di pubblico. Sui social, un boom di commenti, perfino dai “compagni”: “Pur essendo antifascista non posso essere d’accordo con l’idea di abbattare i monuimenti del Ventennio”, come vorrebbe qualcuno, in Italia, sulla scìa della legge Fiano che punisce i “nostalgici” di Mussolini.

“La Grande storia”, su Raitre, giovedì sera, con il titolo “Tracce di Ventennio”, ha così viaggiato in Italia “alla ricerca di quei monumenti che continuano ad essere ammirati e odiati allo stesso tempo”, come ha spiegato Paolo Mieli, arrivando fino a luoghi simbolici come Predappio. E facendo registrare un ottimo riscontro di ascolti: 1.499.000 spettatori, con uno share del 6.3%. Roba da far invidia a Fabio Fazio…