Raggi: il M5S ha una forte natura antifascista, basta equivoci

 

Della svolta antifascista di Virginia Raggi concretizzatasi nello sfratto alla sede di Colle Oppio, storica sezione della destra romana, il Secolo si era già occupato un mese fa, notando come la nuova linea fosse piaciuta al Corriere della Sera.

Adesso è Repubblica a registrare questo posizionamento di Virginia Raggi (eletta indubitabilmente anche con i voti di quelli di destra che al ballottaggio furono chiamati a scegliere tra lei e Roberto Giachetti). Certo le parole della sindaca sono la conseguenza  delle scomposte  iniziative di Forza Nuova ma, prima ancora del blitz con i fumogeni sotto la sede di Repubblica, la svolta di Virginia era già cominciata. Ecco dunque cosa dice la Raggi in un’intervista a Repubblica: “C’è una recrudescenza del neofascismo che dobbiamo stroncare. Alcuni argini democratici sono caduti e ora tocca a noi ripristinarli, affinché quanto successo a Repubblica non si ripeta più”.  Alla domanda se percepisca un ‘dualismo’ nel M5S, Raggi risponde: “Assolutamente no. Noi, come credo la maggioranza degli italiani, abbiamo una forte natura antifascista. Punto. Poi noi abbiamo delle idee, che sono molto concrete, per cui quando parliamo di scuola o di sanità pubblica veniamo additati come quelli di sinistra; quando diciamo che però c’è bisogno di sicurezza siamo additati come quelli di destra. Non è così. Perché non è che una persona di sinistra non voglia una città più sicura. E non è quello che può farci definire di destra, no?”. “Ci sono dei valori comuni nei quali tutti ci dobbiamo riconoscere – aggiunge Raggi – Quei famosi argini entro i quali si deve sempre svolgere il dibattito democratico, più o meno aspro, ma quelli non si superano”. Alla domanda se ci sia il rischio della perdita di memoria, la sindaca risponde: “Eccome se c’è. Per questo noi, con le scuole romane, abbiamo ampliato i viaggi nei lager avviati dalle precedenti amministrazioni con il progetto ‘testimone dei testimoni’: i ragazzi che fanno visita ad Auschwitz lavorano su ciò che hanno vissuto per poi trasmettere ai loro coetanei, che non sono andati, la memoria di quella tragedia. Che hanno visto coi loro occhi, insieme ai sopravvissuti”.