Periferie, pure il M5S ammette: Virginia Raggi vuole i soldi, ma non sa che farne

La richiesta è stata insistente e reiterata: a Roma servono fondi extra per 1,8 miliardi di euro l’anno. E a presentarla alla Commissione d’inchiesta sulle periferie è stata la stessa Virginia Raggi. Che però, si legge nella relazione finale dell’organismo parlamentare, non ha saputo spiegare cosa vuole farne. Né quando è stata audita, né attraverso la relazione che il Campidoglio ha inviato successivamente e che avrebbe dovuto integrare le parole della prima cittadina.

La grillina Castelli sottoscrive la relazione

Per Roma è l’ennesimo segnale tutt’altro che rassicurante. Per l’amministrazione Raggi, e per il sindaco in particolare, poi, si tratta dell’ennesima pessima figura, dopo le rivelazioni del ministro Carlo Calenda sull’atteggiamento quanto meno superficiale tenuto dalla prima cittadina al Tavolo con il governo per il rilancio di Roma (il ministro dello Sviluppo economico definì il sindaco, tra l’altro, «una turista per caso»). Stavolta, però, la Raggi non può neanche appellarsi a un presunto attacco politico. La relazione è stata firmata all’unanimità dai membri della Commissione (su 20 componenti solo due astenuti: Fabio Rampelli di FdI e Vincenzo Piso del gruppo misto), fra i quali anche l’esponente del M5S Laura Castelli, che ne era vicepresidente e che di recente è balzata agli onori della pubblica opinione grazie a una partecipazione alla trasmissione Otto e mezzo durante la quale non ha saputo dire come voterebbe al referendum sull’euro proposto dal suo partito e da lei stessa difeso a spada tratta di fronte a Lilli Gruber.

Virginia Raggi vuole 1,8 miliardi l’anno, ma non dice come vuole usarli

Parlando delle periferie di Roma e della necessità di risorse finanziare extra come «aspetto di carattere strategico», la Commissione d’inchiesta scrive nella relazione finale che «su questo punto si registra il costante richiamo del sindaco di Roma e degli amministratori capitolini, di fatto in relazione a tutti i campi e i settori dell’azione amministrativa». La relazione ricorda ancora che nella sua audizione in Commissione dell’11 luglio 2017, «il sindaco Raggi ha sostenuto essere necessari per intervenire profondamente nel risanamento delle periferie della Capitale, 1,8 miliardi di euro l’anno di fondi extra». «La stessa amministrazione di Roma Capitale – si legge ancora – non ha però reso chiaro, almeno in sede di audizione, la modalità di calcolo di tale cifra e la relazione con quali settori e temi specifici. Né si è potuto dedurre, dalla stessa fonte, in quale direzione e in quanti anni potrebbero essere impiegati tali fondi». E se queste parole non fossero già abbastanza chiare, il testo precisa ancora che «non esiste, all’apparenza, un piano di azione pluriennale che, partendo dalla condivisibile e incontrovertibile necessità di capitalizzare il sistema urbano (sia con risorse pubbliche che con risorse private), definisca tempi, obiettivi e progetti per un’azione in profondità capace di riequilibrare le realtà di maggiore disagio presenti in città e nelle periferie».

Il Campidoglio invia anche una relazione, ma è «un mero elenco di esigenze generali»

Non solo. L’amministrazione Raggi ha avuto anche una seconda chance per precisare i propri piani e anche in quella occasione ha fallito l’obiettivo: «Nemmeno la relazione pervenuta alla Commissione in data 21 novembre 2017, ad integrazione dei dati e degli elementi forniti in audizione, sembra risolvere adeguatamente questo decisivo aspetto, limitandosi, di fatto, ad una mera elencazione di esigenze generali, all’auspicio di risorse maggiori, ma senza che emerga – si legge – una selezione di priorità, una declinazione di ambiti territoriali o degli indici analitici di disagio sia in relazione ai problemi che ai vari quartieri». Di qui l’auspicio della Commissione affinché «in sede di svolgimento delle attività del “Tavolo per Roma” tale carenza possa essere colmata, anche grazie ad un più chiaro quadro delle risorse già disponibili, ma non utilizzate o bloccate e ad altri ulteriori disponibilità». Ma le premesse, come è noto, anche al Tavolo per Roma non sono le migliori.