Pennacchi: «La caccia al fascista è ridicola, la pancia dell’Italia è a destra»

«Io faccio il narratore e me la cavo meglio a raccontare il passato, il mio, che a raccontare il futuro. Alla fine cosa vuole che le dica, il personale è politico. Se la politica non educa e si limita a seguire il Paese la gente cosa può fare? Reagisce di pancia, segue la pancia… E la pancia è di destra. Ma la soluzione non può essere il vietare. Coi divieti non si va lontano. Qui dicono tutti solo e soltanto no a tutti. No al fascista, togli Dux dal monumento. Ma anche dall’altra parte c’è solo il no all’immigrato». E’ uno dei punti più interessanti dell’intervista rilasciata al Giornale da Antonio Pennacchi, lo scrittore di “Canale Mussolini” che ha ben raccontato nei suoi libri e nei suoi saggi il rapporto tra  destra e quella di sinistra. La nuova edizione de Il fasciocomunista arriva in libreria in un momento caldo, in un momento in cui dietro la “caccia al fascista” si tenta di nascondere pietosamente lacue e responsabilità politiche dello sfascio italiano. “la pancia degli italiani è a destra”, ammette con la sensibilità di scrittore che gli permette di tastare il polso popolare senza infingimenti e senza pregiudizi. Alla domanda del Giornale sulla legge Fiano – se serva o meno – è lapidario, caustico, Pennacchi: «Sono annichilito dalla pochezza della politica attuale. Forse dopo la caduta della Prima Repubblica serve una palingenesi totale… Ma come le dicevo, me la cavo meglio con il passato che con il presente». Insomma, un giudizio che è più di una risposta.

Nel Fasciocomunista -spiega Pennacchi racconta una ricomposizione. Il reale è dialettico e io nella mia vita questa dialettica l’ho attraversata e ricomposta. Sono stato a destra e sono stato cacciato e poi sono stato a sinistra. Ho fatto un percorso interiore, in questo mi ha aiutato essere nato a Latina e la storia della mia famiglia…». Ma l’Italia questo percorso di ricomposizione non l’ha compiuto. Sempre sull’orlo di una guerra civile. «Non l’ha fatto la politica. La destra vuole ricordarsi la storia a modo suo. Del fascismo ricorda solo le bonifiche, lo Stato sociale, e si dimentica le leggi razziali, la guerra senza senso. La sinistra, all’opposto, cancella il buono e ricorda solo la parte di storia che le fa comodo. La tendenza è quella di tenere solo quello che non è ideologicamente fastidioso».

E a proposito della bandiera neonazista che poi si scopre essere di epoca pre-nazista dice cose chiare Pennacchi: «…Le bandiere, i fazzoletti al collo… Non possono essere queste le cose al centro del dibattito. Il problema è la bandiera o piuttosto che non ci sono dei veri aggregatori di idee? Che c’è un vuoto e nessuno lo riempie?».  Ecco perché ha deciso di “riscrivere” Fasciocomunista?: «Ho riscritto Il fasciocomunista – spiega al Giornale – perché io cerco di spiegare concetti complicati nella maniera più popolare possibile. E non è detto che in questo processo ci si riesca al primo colpo. Io lavoro per i posteri, come è giusto per uno scrittore e rileggendomi non ero soddisfatto sul piano formale. A proposito volevo chiederle un favore e ringraziarla di una cosa…».