Peculato aggravato, 4 anni alla Pd Barracciu, ex-sottosegretaria di Renzi (video)

La molto presunta onestà del Pd viene appannata per l’ennesima volta da un pezzo da novanta del Nazareno, l’ex-sottosegretaria alla Cultura del governo Renzi, Francesca Barracciu, importante esponente del Pd condannata a 4 anni di carcere per peculato aggravato nell’ambito dello scandalo sui fondi destinati ai gruppi del Consiglio regionale della Sardegna e spesi per fini non istituzionali.
La sentenza, pronunciata dalla seconda sezione del Tribunale di Cagliari, è arrivata dopo circa un’ora e mezzo di camera di consiglio. E, tutto sommato, è andata di lusso all’eurodeputata che, in prima istanza, mancò di poco il seggio sotto le insegne dell’Alleanza progressista dei socialisti e dei democratici salvo poi essere ripescata al posto di Rosario Crocetta che dovette lasciare per la candidatura siciliana: il pubblico ministero Marco Cocco aveva, infatti, sollecitato per la dem imputata, oggi presente in aula, 5 anni di carcere.

La vicenda è quella dei rimborsi chilometrici del carburante dovuti ai consiglieri regionali. La Barracciu aveva presentato, per tre anni, dal 2006 al 2009, pezze d’appoggio per un conto stratosferico: 33.000 euro. Ma la guardia di Finanza aveva accertato che quelle spese erano state fatte quando la Barracciu era all’estero. Il grillino Di Battista in aula la deriderà spiegando di aver fatto i calcoli: con 33.000 euro la «Barracciu avrebbe potuto percorrere 370.000 chilometri, cioè la distanza fra la Terra e la Luna». E così era finita indagata, assieme ad altri 33 politici. La faccenda suggerirebbe prudenza. Tanto da parte sua, che è eurodeputata e candidata governatrice della Sardegna per il Pd, quanto dallo stesso Pd e da Renzi. Ma la Barracciu è convinta di poter uscire dal fango.

Ai primi del 2014, Renzi, fra le polemiche, la nomina sottosegretario alla Cultura nel ministero guidato, all’epoca, da Dario Franceschini. Una mossa che oggi gli si ritorce contro. Lei lascia la poltrona di eurodeputato ma continua a tenere duro, da indagata, sulla candidatura alla presidenza della Regione Sardegna a cui, invece, lo stesso Renzi le suggerisce di rinunciare. Le polemiche, ovviamente, sono fortissime. Lei va avanti per la sua strada. Renzi e la Boschi decidono di difenderla a spada tratta. Ma anche l’inchiesta che la riguarda va avanti per la sua strada.

Nel dicembre 2014 il suo nome torna, con prepotenza, sulle prime pagine dei giornali. Cosa ha combinato la pupilla di Renzi e della Boschi? Da sottosegretaria alla Cultura è andata a presenziare, a Nuoro, alle celebrazioni del suo conterraneo, il celebre poeta sardo Sebastiano Satta , autore dei “Canti Barbaricini“, a cento anni dalla morte. La Barracciu sale sul palco e legge tutto d’un fiato, con voce impostata e senza fare una piega, vita e lavori del giurista-scrittore Salvatore Satta. Alla figuraccia mette una pezza a colori: colpa del mio staff, cerca di cavarsela.

Da indagata trova anche il tempo di candidarsi alla carica di consigliere del suo paese natale, Sorgono, di cui è stata sindaco. Lo sprint sta per esaurirsi. E ad ottobre 2015 arriva la legnata: rinvio a giudizio per aver utilizzato, come consigliere regionale della Sardegna dal 2004 al 2013, fondi pubblici per 81.000 euro, per scopi diversi da quelli istituzionalmente previsti. La corsa della Barracciu è arrivata al capolinea. Viene convinta a dimettersi da sottosegretaria alla Cultura. Ma oramai la frittata è fatta.
Ieri la condanna a 4 anni di carcere per peculato aggravato.